Una dolcezza amara?

Forse cercavo semplicemente la dolcezza, la dolcezza della fine di una storia d’amore. Perciò ne provavo tante, e i vuoti li reputavo terribili. Forse, anziché amare, volevo guardare con nostalgia, ma una di quelle nostalgie melanconiche, con un fondo di dolcezza, appunto, le immagini dell’antica amata. D’altronde nemmeno più che antica si può dire. Ognuna di loro, in qualche modo, mi piace ancora. Ma, l’indefinito ricordare piano piano svaniva: il dolore, la sofferenza che erano stati per il rifiuto di una, domani lo erano per l’altra. E mai si può dire con certezza se la colpa e dunque la ricerca, fosse solo mia, o se tutto quel andirivieni non fosse che un accidente. Anche i ricordi svanivano: restavano solo tratti. Un profumo, dei capelli, un gesto… Un finto sorriso o una risposata imbarazzata. Ciò che desideravo di più trarre da quel ricordare era però la bellezza del sentire, il poterla esprimere, forse, infine il superarla. Ma poco importa. Ogni cosa che accade, accade a noi, proprio noi, così tanto vale viverla al meglio, piuttosto che farcene intossicare. Per ciò mi piaceva la dolcezza di quei ricordi: erano tutto quello di più prezioso che avevo sulla terra… E nemmeno quelli erano durevoli all’infinito. Dovevo solo seguire a coltivarne i frammenti, quei piccoli specchi, o incisioni, che nascondono nello stagno o nel rame che invecchia, alle interprete della vita, il fantasma di un’immagine più completa. Mai del tutto scomparsa, ricordiamo.

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