Piccola passeggiata del giudizio 

In quel momento, potei sostare per un istante tra le cose e me. O meglio, le cose come io me le figuravo: alle sei di sera l’aria era troppo satura di smog, ma profumava già di notte. Camminavamo, lungo un fiume… Mi chiese: “Come lo chiameresti questo? Fiume, torrente o che?” Io osservai il fiume, vidi una nutria e gliela indicai. La guardò, interessata. Che differenza poteva mai esserci tra il chiamare quel luogo fiume o fosso o che? Ciò che importava era la sua visione, il suo essere, la bellezza che poteva suscitarci e appassionarci. Era un corso d’acqua che curvava, serpeggiando dolcemente sino ed oltre il ponte su cui camminavamo. C’erano dei lampioni qua e là, che segnalavano, come teletrasporti, lo spazio, la cesura tra luce e buio. La vegetazione ai lati dell’ansa del fiume era quasi tropicale. Poteva simboleggiare la fertilità del mondo, in ogni sua piccola o grande forma di vita. Poteva scorrere in noi e trasportarci altrove. Ma noi contendavamo solo sul nome che fosse giusto conferirgli. Poco più avanti ci fermarono dei mendicanti, chiedendoci se volevamo comprare le loro merci. Non pronunciai una parola, solo, osservavo la proposta e ascoltavo la storia dei piccoli venditori di libri, così da poter decidere se dare loro fiducia acquistando qualcosa, così da aiutarli o passare oltre, nella diffidenza. Ma lei disse che avevamo già abbastanza libri da leggere per l’università, e che non ce ne occorrevano altri. Cordialmente, proseguimmo. Ora parlavamo del fatto se io, non avendo detto nulla, forse non avessi voluto comprare qualcosa. Ma io stavo ancora preparando un giudizio, e vedendo se ci fosse pur qualcosa che avrebbe potuto servirmi. Infine, all’inizio parlammo dei rapporti con le persone. Dissi solo “Se tu chiedessi le indicazioni per una strada e ti dicessero: questa è aperta, facile, può percorrerla chiunque senza fatica; oppure: questa strada è abbastanza difficile, ma dà grandi soddisfazioni arrivati alla meta. Tu, quale sceglieresti?” Era solo un esempio, e non voleva dare contro a nessuno, piuttosto voleva indicare che ci sono diverse nature, e, naturalmente, quelle più simili vanno d’accordo, le dissimili meno. Ma implicava anche, che per avere una certa natura, si deve esser in grado di definirla con un giudizio. E questa va poi rispettata come nostra scelta, una scelta che influenza e struttura la nostra vita. Per natura.

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