Uno specchio nel cielo 

Le nuvole erano così piene d’acqua, ma pur non piangevano pioggia sulla terra. Solo un poco di freschezza da esse calava, abbracciando chi le osservasse. E l’acqua dentro di loro rifletteva magnificamente la città sottostante. Osservavo quello spettacolo estasiato, non credevo ai miei occhi: vedevo nel blu parti di città innalzarsi e sparire in un bianco tenero. Era come osservare un lago nel cielo, dal quinto piano del mio palazzo. Un meraviglioso lago che non cade mai. E poi mi staccai dalla ringhiera, assapori l’ultimo soffio di freschezza e… Mi svegliai. Vedevo ora il buio, e gli oggetti attorno a me, silenziosi, sonnecchiavano ancora. Così familiari erano già ormai, anche se da non troppo avevo cambiato casa. Era una grande casa, ci vivevamo in quattro in totale. …Ci vivevamo? Sì, forse ci vivevano, sì… Io ero ancora ad osservare quel fenomeno. Ma chissà se è poi pur vero che le nuvole possano specchiare la città nel cielo? Non c’era abbastanza tempo per continuare ad immaginare… Dovevo alzarmi, prepararmi, uscire… Ah uscire, già! Chissà che oggi, nel cielo non appariranno quelle nuvole? Ma c’erano talmente tante cose ancora da pensare, che il tempo intanto galoppava. È triste, ma, nella nostra vita, abbiamo tempo per vivere una certa esperienza una volta sola per bene. Poi, anche se ci pensiamo, questa è come in corsa e noi possiamo rincorrerla, vederne una parte, aggrapparci ad essa per un poco ma poi “perderla”… E ogni volta non possiamo mai riconquistarla tutta in una volta. Anche se avessimo il tempo necessario… O forse no? Ma la vita in cui siamo calati —questo tempo finito— se da un lato ci dà l’opportunità di viverla, dall’altro ci consegna certe regole. Ma la fantasia invece, chi ce la dà? Che regole può mai avere? Varia per ciascuno, proprio come la vita, può essere più intensa o meno, proprio come la vita, ma continua però a dipendere dalla vita, infatti, è sulla base di ciò che ci accade che noi immaginiamo. La potenza della fantasia dipende però infine da noi, io credo. Non c’è così tanta violenza tra realtà e fantasia forse. Esse si mescolano, vivono a contatto e respirano insieme. Il trucco sta nel non farsi sopraffare da una delle due. In questo modo non saremo chiusi nella gabbia solitaria di noi stessi, ma nemmeno in quella pazzamente fattuale della realtà. Si deve vivere, ma usare ogni accadimento per pensare, immaginare! Così avremo una vita completa: vedremo di fronte a noi tutto quello che abbiamo realizzato, potremo figurarcelo ed esserne soddisfatti, come un architetto di fronte alla sua creazione: una struttura ben curata, con uno stile irripetibile. Guardarla con il capo alzato, il vento tra i capelli e l’anima che già, salutando quella mirabile visione, se ne va altrove, completa.

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