Titolo [d’una battaglia ambigua]

Se anni fa potevamo dirci contenti che possiamo noi dire oggi? Possiamo pensare, rispetto a cosa si può dire felici o tristi? Chi è felice e triste in noi quando i lauri cantano frenendo sui monti, più alti dei pini? C’è in noi un principio di guerra che acclama alla vittoria, ma mai si esaurisce per la sua ampia portata. Tende e preme sul fatto che per qualche motivo noi possiam dirci felici. Ma la tristezza invece si fa dire! È presente non come forza, ma come crudo fatto che col suo corno di guerra suona ossessiva. La felicità intanto in campi lontani balla pronta alla battaglia. Un nemico contro un amico a metà si riflettono. Tristi felici in guerra son i fanti delle due capeggiate. Un giocoso scontro intercorre, e solo alla fine si scopre che tanto non potevamo proprio esser tristi, dacché dal momento in cui l’uomo si stanca di starsene chiuso nel suo grigio, ecco che torna allegro sulla strada. Avviene di botto: la gran battaglia è finalmente finita, e cantan in giubilo gli spiriti che rivedono il loro compagno emergere dalle tenebre. I tempi della battaglia cambiano e si cangiano da persona a persona in maniera differente, ma sol di tempo è questione che poi ogni lutto, ogni ferita o breccia, la felicità natural supera ed esclude. Ma non certo dimentica mai e poi mai la guerra che tanto aspra e dura durò nell’animo nostro. Servita? Intutile? È solo un gioco, è come ballare sull’ago di una bilanci sapendo già da che parte poi andrà a tendere. Pure spingersi da sè verso’l lato opposto. Come per dire: “voglio imparare” Poi, imparato si ritorna in pericolo, giacché questo stato di felicità equivale al giocatore che tirando i dadi si spera che questi vadano verso la sua fortuna, e men che meno ne può fare a meno, altrimenti vien meno la sua vita. Infine così noi siam fatti per camminare sul filo d’un rasoio e allegri tristemente lo facciamo. Che se si rifiuta il dolore il gioco perde’l divertimento ma guadagna un premio mille volte migliore. Ora, chi ha il coraggio di smettere di giocare? (Ammesso che’l si possa fare…)

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