L’ambigua sfera della modernità

Come una foresta di cachi d’inverno: un florido pavimento di macerie violacee a terra, ma sugli alberi, spogli, ossei, di un marrone scuro, ricchi di frutti di un arancio solare; così gli uomini, impauriti per il freddo, si alzano pur su una terra consunta fin nelle loro anime. Siamo ancora dentro a quella sfera vitrea che è la modernità… Ma se noi riuscissimo a scalfirla e ad uscirne, cosa troveremmo? Per un momento, con tutta la nostra forza sforziamoci di immaginare: ecco, rotta la sfera il piccolo uomo si trova il vuoto davanti… In un esplosione di frammenti luccicanti muove il primo mal sicuro passo nell’indeterminato infinito bianco. Sembra di cadere al piccolo uomo, ma oltre la modernità non c’è gravità. Può come danzare nell’atmosfera. Inizia a camminare allora, sempre a passi più lunghi, e incantato si scopre a ballare un valzer. Attorno a lui inizia a definirsi un piccolo universo: stelle fisse e pianeti appaiono, l’orientamento si intensifica, ci sono anche corpi casuali: comete, meteore… Il nostro piccolo uomo esplora finalmente un mondo nuovo, interagisce in modo naturale con i corpi che incontra, è attratto verso alcuni, e altri li attrae esso stesso. Non è solo il piccolo uomo, no. E ha negli occhi mille immagini. Dopo un po’ di tempo anche lui diviene parte di quel meraviglioso mondo, si ferma in una certa zona, con certi satelliti e certi vicini. Con una certa visuale di tutto quello che lo circonda. Che non è però limitata. No. Fuori dalla modernità si può osservare, carezzare, l’infinito. Non c’è immagine che possa sfuggire al piccolo uomo, che ormai è già una stella, o un pianeta, forse? Passando potremmo vederlo. Dobbiamo solo poter fare quel primo passo nel vuoto, senza paura, perché non è il vuoto ad essere incredibile, ma è la modernità ad apparire tale dopo averlo respirato. Ci sono talmente tante cose che si devono imparare nella storia che non basterebbero nove vite ad impararle tutte, ma il fatto è che evidentemente la nostra natura è attratta da certe cose più che da altre. Infatti ciascuno ha in sè un certo numero di potenza che va realizzato nella sua più ampia sfera, questa volta, una sfera vera. Ma ribattiamo, quasi spregiudicatamente, non sono forse lo stesso numero delle cose da sapere, moltiplicato per se stesso, se non di più, le cose da poter immaginare? Ecco perché non serve cercare chissà cosa per conoscere la nostra natura. Basta osservare un sasso, anche per pochi attimi ed ecco, che da sola, una concezione dell’esistenza e della vita viene all’essere. E di sassi ce ne sono un’infinità sterminata. Così di piante ed animali. Anche di uomini, in effetti. Ma l’uomo ha un effetto diverso nella nostra storia, esso è, noi siamo, con la nostra incredibile capacità, il ricettacolo per moltiplicare in maniera insostenibile gli spunti di pensiero. E le relazioni tra persone sono il luogo in cui abitiamo. Perciò si deve saper scegliere, ma al contempo, si deve saper distinguere la materia da qualità essenziali —Quelle che sono, per natura, nella definizione del concetto di uomo— e quelle accidentali —Elemneti incredibili come il carattere, le idee… Cose particolari che differenziano ciascuno di noi e creano la vera molteplicità. Quella più immediatamente percepibile, perciò la più affascinante e pericolosa insieme— una volta scoperto tutto questo, il primo passo nel vuoto è fatto. Si deve poi iniziare a danzare, e questo è il difficile, poi tutto viene da sè. Ma, cosa significa innanzitutto rompere una sfera? Dobbiamo capire prima cosa sia il vetro, lo specchio che vogliamo frantumare, quella stessa frattura che  ci ferirà,  per la quale non capire più nulla, e poi, solo poi, dopo tanto sforzo ci permetterà di raggiungere il maestoso risultato. Anche se queste posson ben essere tutte fantasticherie, impegnarsi affinché si possa guardare indietro con una almeno vaga idea di impegno in una direzione e non di stagnamento del tempo, gettato nel vento della terra, è ciò che può spingerci a fare le più “strane” cose. Strane. La ricerca continua, incessante, i tentativi si susseguono, ma se ciò che ci circonda non è conforme a ciò che vogliamo, perché non dovremmo opporci? Ovviamente si deve evitare ogni briciolo di violenza, ovviamente si deve considerare il rispetto, il proprio dovere, valore, ma, cosa ci sta dando in cambio il mondo adesso? Eh bene, ce ne sarà una nicchia per chi non ne è contento, per chi desidera un certo tipo di vita e un certo tipo di interazione tra le persone: lo abbiamo visto, il vuoto è ricco di ogni cosa se siamo noi, questi noi,  ad immaginarlo.

2 comments

  1. WM · febbraio 10, 2016

    ” con tutta la nostra forza sforziamoci di immaginare”
    con tutta la mia forza mi sforzo per non ridere di tale scempio della lingua

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    • andreacoletti · febbraio 12, 2016

      Non posso accettare la tua critica, questa formula ha un suo senso ed è stata posta in questa maniera per simboleggiare qualcosa di assolutamente faticoso ma necessario. La lingua poi è qualcosa che si può anche forzare e plasmare in maniera insolita in poesia, perchè queste prose le considero il proseguimento diretto delle poesie da cui iniziai a scrivere. Tuttavia se argomenterai meglio il tuo pensiero sarò lieto di ricredermi o di spiegarmi meglio.
      Inoltre l’enunciato qui è chiaro, ed è l’enunciato che regola un discorso prima della grammatica o dell’analisi proposizionale. A questo proposito sono d’accordo con Faucault che ne parla bene nell’Archeologia del sapere.

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