L’indicibile narrato

Come si può ritornare all’autenticità? Fino a quanto le nostre reali caratterizzazioni sono state cambiate dall’esterno e dall’esperienza? Sempre che esista una tale essenza. E come possiamo capire quando non siamo autentici? Io credo che in certe situazioni, il dolore, la commiserazione, la sensazione che tutto quello che ci circonda sia irreale, possano manifestarci la protesta di un qualcosa che, dentro di noi, vorrebbe sbocciare, ma bloccato, non volontariamente si spera, da eventi, accidenti, esperienze o credenze è rimasto incastrato. Esistono falsi problemi, il loro problema è che non esistono. Ma qualcosa che è falso, se creduto, può avere una forza ben maggiore del vero. Così, prestando una gigantesca attenzione, dobbiamo ammettere la maggiore semplicità e verità dell’irrazionale, contro il dissimulatore, quando vuole, razionale. Ma, se l’uomo si dice essere caratterizzato dalla sua ragione, come può essere tutto un errore? Se forse, andiamo più a fondo troveremo la risposta. Frenare le passioni, questo lo mettiamo da parte, quello a cui penso io sono le sensazioni, le emozioni, che, come spiragli chiusi da una selva di intricate radici, a volte emergono e ci colpiscono con violenza nella nostra normale visone del mondo. Come l’intuizione che nel momento in cui emerge stupisce persino la così tanto declamata ragione. Cosa c’è là sotto che pulsa? Se consideriamo l’autentico come l’unione del nostro carattere con una capacità ragionativa di un certo tipo, l’unico modo per mantenere l’autenticità deve essere fidarsi della propria capacità emotiva, tanto di quella cognitiva. E siamo sempre bombardati da emozioni, solo che la vita di sempre ce le nasconde impunentemente sotto agli occhi. Dovremmo solo aprirci a noi stessi: ecco che le cose prendono un senso diverso, è uno stato speciale. Ma ci tengo a chiarire, non è incoscienza o insensatezza, no. È coscienza di sè. Ecco: tra questo fantasioso dualismo postoci dalla storia tra ragione e sentimento appare un terzo stadio: la consapevolezza, l’avvertenza! Noi fondiamo la sensazione che il mondo ci dà con la cognizione che noi verso esso affacciamo. Da questo incontro, nel punto più denso in cui quello che direi “senso dell’apertura” si genera e si allarga verso ogni particella del nostro essere, ecco, appare la pace! Non c’è più io e il mondo, ci siamo noi, che agiamo consolidamente. È come rendersi conto dell’inesistenza della struttura strana e perturbante che ci circonda sempre: il mondo come lo conosciamo crolla ed emerge un nuovo impegno dell’essere. Non è più essere, è autentico e basta. È il tutto che funziona in maniera naturale. Non necessita di nulla, se non di tutto quello che lo lascia stare com’è. È come smascherare la realtà e tornare desti da un sogno che nulla ha a che fare con ciò che realmente dovrebbe essere un sogno. Ma è davvero difficile restare dalla parte di “questo” perché è un mondo naturale vuoto, mancano le persone che sono necessarie a viverci, poiché è vero che l’uomo deve vivere per natura in natura con altri membri naturali. Allora si deve aspettare di rinvenire l’autenticità in altri uomini. E alcuni che la seguono, senza nemmeno essere mai stati fregati ci sono. Sono loro gli eroi che dovremmo seguire! Quelli che per natura seguono la loro autenticità, quelli che non si sono mai fatto corrompere dal falso di questa landa: una faccia viscida e scorrevole. Loro vivono ogni momento come loro stessi, si accompagnano alla spontaneità senza alcuno sforzo. Sanno cosa vogliono e combattono per averlo, sanno cosa sono, e lo applicano. E se qualcosa li scuote, se pensano di aver trovato qualcosa di migliore, senza problemi, con grande onestà cambiano. Si fidano l’uno dell’altro, perché non hanno motivo di fare qualcosa che sarebbe totalmente contro il loro proprio amore per la loro umanità. E quindi, sanno sia sentire, che ragionare. Se queste parole messe tutte insieme possono non avere un senso, il senso da trovare è la complessità della possibilità di definire la natura e l’autenticità. In quest’epoca non è facile riuscire ad essere naturali, ma la spia della nostra condizione saranno sempre le nostre impressioni più forti, e quando ne intuiremo una, e poi l’altra, una ad una, potremo allora decostruire questa esistenza mascherata che una storia incisa da artifici ci ha messo davanti agli occhi. Se possiamo, uomini di tutto il mondo, ciascuno nella sua varietà, riprendiamoci la nostra natura. Proviamo a sentirla, e, cancellando ogni sentore di ipocrisia, liberiamo finalmente quella che oserei definire infine la nostra anima.

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