I discorso

Un uomo non può avercela con nessuno se prima non si è misurato con se stesso. Altrimenti si dirigerebbe in una via oscura, una via tanto più impervia ed aspra quanto meno ha dialogato con il proprio sè, il proprio carattere, il proprio δαίμων [daimon, io interpreto, lo spirito guida che dimora in ciascuno di noi e ha a che fare con il nostro comportamento, soprattutto quello etico. Id est il sè autentico di ciascuno, che nonostante le apparenze è spesso sonnecchiante, e ci vogliono in questi casi scossoni molto forti per risvegliare la sua disapprovazione. Ma tenendolo attivo e allenato al giudizio, otterremo una farfalla con la potenza di un leone]. Perciò si deve parlare con se stessi e interrogarsi su quello che stiamo facendo, questo anche nel momento stesso in cui giudichiamo: stiamo solo puntando il dito e siamo buoni solo a criticare, o ci sono le giuste ali attaccate al nostro pensiero? Ali che sono abbastanza leggere da volare poiché libere dal peso della presunzione e dell’ignoranza, ma che sanno colpire il giusto punto per cambiare le cose. Infatti non si deve volare troppo in alto, oppure saremmo legati al piano solo ideale, — questo è un piano importantissimo, amabile e imprescindibile che tutti devono coltivare nella loro esistenza privata per volgersi al meglio, per avere un’autentica tensione alla vita, alla giustizia e al bene. Mai potrò deliberare e scegliere di abbandonare questo piano, sono convintissimo che l’idea, il sogno, la passione sono elementi fondamentali, molto più che la barbara realtà e la lucida ragione. Infatti senza emozioni che sarebbe l’uomo? E nella realtà, potremmo mai avere la poesia, la fiducia e la delicatezza dell’amore e dell’eroismo se ci abbandonassimo al mero calcolo? Non credo proprio. Perciò difendo con forza questa tesi e ne subisco le conseguenze… Giocate quanto volete, ma io so di agire al meglio delle mie possibilità e di tendere alla mia personale realizzazione nel quadro del genere umano sulla terra. — ma insieme non si deve restare a terra: sono le galline a restarsene a razzolare nel loro stesso sterco. E seppure sono animali che mi piace osservare, non sono comunque un buon esempio con la loro goffezza e ottusità — sapete a cosa mi riferisco, non è vero? — la via giusta da seguire è invece quella del volo nel cielo… Più su è un’aspirazione nobile e bella, necessaria al volo, ma che si potrà esaurire solo dopo lungo tempo e fatica. E non tutti desiderano andare oltre il cielo… Alcuni nemmeno s’azano da terra! Ed ecco che allora esiste la filosofia, — in particolare quella morale o ispirata da intenti critici verso qualcosa che manca di rispetto all’esistenza — la poesia, la letteratura, la scienza — una scienza attenta alle discipline che le stanno vicine e da esse  sorvegliata mentre a sua volta sorveglia — e tutte le belle arti, (per convenzione le chiamerò arti della vita): sono come maestri benevoli che si prendono cura dell’uomo e lo spingono ad agire in maniera corretta ed utile per tutti, oltre che per sè— ed in primis per sè, questo è da sottolineare, un uomo buono non vive sacrificandosi per nessuno, piuttosto dona ai suoi simili ciò che sa potrà aiutarli, una volta che ha plasmato il suo fine e ne è felice, conscio che anche loro faranno lo stesso con lui, ma non tanto per lo scambio, piuttosto per la fiducia che ha in loro. Insieme al desiderio che ha di vedere i suoi vicini nel più alto posto possibile essi possano occupare con la loro abilità. Ama vederli, e necessariamente vedersi, all’opera mentre costruiscono la loro vita, e ogni aiuto che può dare per questo spettacolo reciproco lo da ben volentieri — in questo modo rendono l’uomo in grado di fare qualcosa che l’animale non può fare: conoscere l’onestà e l’integrità necessarie a perseguire uno scopo determinato con mente e anima, per cui si vuole allora essere soddisfatti. In questo senso muovono l’uomo alla giustizia e all’attività che lo possono portare ad essere buono. Ciò sottende il lavorare con tutta la propria tenacia e forza, senza però danneggiare nessuno: questo sarebbe un negarsi la possibilità della soddisfazione finale. Abbiamo detto che le arti della vita rendono l’uomo capace di volare, se da tutto questo discorso non fosse chiaro il perché, è bene specificarlo ora, poiché mi preme molto. — questa non è assolutamente la mia ultima parola sull’argomento, sono i miei primi passi, ecco che gattono ancora, e forse sono già caduto qualche volta in queste poche righe… Ma si deve pur imparare a camminare, “a pensare con la propria testa” e qualche caduta come scotto la pago volentieri davanti a chiunque avrà da richiamarmi, dunque aiutarmi se dice bene — Dicendo questo intendo che quelle qualità che stimolano le arti della vita sono per l’uomo l’antidoto più connaturale a non far addormentare il proprio δαίμων. Esse infatti rendono necessaria un’attenta capacità visiva, che sappia assumere uno scopo per il proprio sè, e quindi lo conosca, ma d’altra parte, sappia anche guardare fuori di sè e si imponga l’impossibilità di supportare tutto ciò che appaia, davanti agli occhi di ogni uomo, di malvagio, ingiusto. Ma ingiusto rispetto a cosa? Ho detto in uno scritto precedente che non c’è giustizia o ingiustizia senza un criterio, e proprio qui non voglio parlare a vuoto. La giustizia di cui vorrei parlare è allora quella per cui ciascun uomo sulla terra tenta di spingersi al meglio delle sue possibilità, e ha fiducia negli altri esseri simili a lui, la giustizia per cui nessuno che abbia una buona abilità sia mai soverchiato da colui che ne ha meno — abilità vera, non l’inganno di chi ottiene una posizione che poi mostra con il suo operato concreto di non meritare — la giustizia che riguarda chiunque voglia dare ascolto alla natura e al canto degli uccelli, giorno e notte, la giustizia di chi corre in aiuto del suo compagno, perché sa che questa cooperazione potrà aiutare entrambi… Semplicemente, la giustizia che rassicura e fa risplendere di vita il legame di due che amandosi davvero, restano insieme in eterno. Come l’albero e il suo terreno: anche se il primo dovesse cadere, il secondo resterebbe sempre al suo posto, e pian piano i due si fonderebbero di nuovo. Anzi, il loro legame sarebbe ancor maggiore… Non più solo le radici nel terreno e il nutrimento di questo nell’albero, ma le due cose insieme: l’albero che si fa terriccio e che va ad arricchire e nutrire il terreno stesso: come un pegno dovuto, torna dalla sua amante, la terra, e sempre le resterà fedele. Molti fiori sbocceranno su quel terreno, mai e poi mai, potrei dubitarne. E giurerei il mio amore stesso, steso su quell’erba soffice con lei tra le braccia. Questa è la giustizia che, come un diamante, o una lanterna sprigionano la loro luce nel buio, rendendolo percepibile e a loro volta essendo percepibili grazie al buio. Una giustizia che prevede la purezza dell’equilibrio e dello scambio, la giustizia che guarda in faccia solo la lucentezza dello sforzo alla virtù e al bene, la giustizia che premia chiunque viva per amare.

6 comments

  1. erospea · marzo 13, 2016

    ti dirò: solo su un punto mi trovi discorde: non credo nella superiorità dell’uomo sugli altri animali. Credo che ogni creatura sia naturalmente dotata di splendide capacità e ‘intelligenze’ che forse noi, diversi da loro, non sempre riusciamo a cogliere. Mi riferisco, ad esempio, alla tua osservazione sulle galline. Poi tieni conto che siamo proprio noi uomini, tante volte, a bloccare quelle creature. Si può ‘volare’ restando a terra: ed è quello che tu stesso, poi, dici, e che mi piace. In questo volo abbiamo comunque sempre le radici che ci legano alla terra e ci fanno massa gravitante nel cosmo. Se sia cosmo…
    Mi permetto perché credo sia interessante anche il confronto tra visioni differenti, e i tuoi scritti portano anche a questo confronto. Bene!
    una buona domenica 🙂
    molto bella la foto, mi piace

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    • ACWRyan · marzo 13, 2016

      Ciao Dora, è un grande piacere avere un confronto per me! Quindi intanto ti ringrazio per il commento 🙂 il passo sulle galline è in realtà molto metaforico, infatti davvero io amo osservare quegli animali, ma qui, come dico nell’inciso subito successivo, è ad altre galline molto più umane che mi riferisco… Sono poi d’accordo con te sugli animali: la natura ha una sua maestosità e intelligenza interna, ma non so se davvero anche le scelte degli animali siano fatte “con mente ed anima” e in vista della soddisfazione integra e onesta di uno scopo… Tuttavia, come in altri scritti ho messo in luce, la spontaneità della natura resta per me un modello, come se per l’uomo, appunto, questo agire fiducioso e buono sia lo stesso che il fare più istintivo dell’animale.
      Una buona domenica anche a te, e un caro saluto! La foto l’ho scattata a Venezia 🙂 la luce sullo sfondo è ciò cui verso tende questo I discorso.

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  2. fulvialuna1 · marzo 17, 2016

    Ogn’uno di noi ha le sue priorità.
    Vivere per arrivare oltre non so se sia se mpre possibile, c’è chi ci prova e ci riesce, personalmente non posso abbandonare il contatto con la terra quindi vivo di passioni (tante), vivo disogni (nel cassetto, pochi si sono realizzati e quelli che l’hanno fatto mi hanno procurato immensa gioia), di idee, le mie, quelle che si concretizzano anche grazie ai piani degli altri esseri umani. Non sono mai riuscita a vivere “calcolando” cosa mi sarebbe venuto in tasca nella mia vita, mi sono sempre buttata e quello che ho raccolto (nel bene e nel male) è quello che sono oggi e quello che sarò domani.
    Emozioni, questa è la parola giusta del vivere. Il resto è materia ma anche noia (se ci guardiamo attorno ne vediamo in abbondanza).

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    • ACWRyan · marzo 19, 2016

      Per dirla con Nietzsche dobbiamo sì tendere al massimo delle nostre possibilità, ma “restare fedeli alla terra” sempre. Una terra che è matrice e luogo degli avvenimenti, bella e forte… Una realtà che dovremmo imitare in tutta la sua potenza.
      Hai ragione sulle emozioni, dovremmo cercare di ridurre al minimo la noia… Basta una siepe in fondo, no? 😉

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