Intermezzo

La fuoriuscita da sè dell’essere è un’odissea davvero ardua, ci sono tanti ostacoli e insidie sulla strada, ma infine, senza che nessuno se l’aspetti, ecco che come una balena, il sè emerge dagli abissi dell’anima: salta e batte la schiena in un grande frenire d’acqua. Lo sfiatatoio spinge, come una corolla celeste, il vapore che la balena conservava nel suo cuore fino alle più alte estremità del viso… Ed ecco che, per un istante, si è davvero autentici: emerge con potenza la vergogna, l’imbarazzo, il pudore o la soddisfazione, — quest’ultima viene però, a volte, già falsata nel suo nascere dalla modestia, ovvero da un’orgoglio smodato — queste sensazioni che mettono a nudo il soggetto, sono suscitate dalla sincerità, sia di chi agisce, che di chi subisce: infatti quando qualcuno ci fa un complimento possiamo arrossire, e mostrare imbarazzo insieme a una certa contentezza, ma solo un complimento sincero, frutto di un’apertura del giudizio da parte del nostro amico verso di noi, può far emergere l’apertura, la semplicità, l’autenticità. Invece un complimento fatto per lusingare o per altri fini, o semplicemente per nulla, ma comunque non davvero sincero, non susciterà mai questa fuoriuscita. Anche nel caso della vergogna, solo un richiamo davvero serio e che fa presa sui fatti induce la nostra autenticità ad emergere, con un tiepido calore alle gote, e lo spostamento dello sguardo. È solo un guizzo, poi la balena scompare sott’acqua, salutandoci — si spera sempre non sia un addio… Anche se gli addii hanno il loro fascino, la loro magia: sono come sfere di cristallo che lasciamo cadere a terra, solo che la loro esplosione in frammenti e il suono cristallino che prosciuga il silenzio dentro di noi, non può mai cessare, mai per sempre — con la coda: un ultimo giocoso spruzzo d’acqua che investe fresca il viso del vero noi. La balena emerge per prendere il respiro, infatti negli abissi della nostra vita comune, non possiamo noi certo restare in asfissia, anche se molti ormai come morti viventi si trascinano sul fondo del mare, o a pelo d’acqua marciscenti. Esplorare gli abissi più profondi e trasportare in superficie il vapore delle nostre emozioni, del nostro autentico sè… È forse questo il senso del famoso detto dell’oracolo di Delfi “γνωθι σεαυτον” [conosci te stesso] ? È necessario ripensare il mondo antico, siamo davvero noi così moderni? “Non mi pare” 

One comment

  1. alessialia · marzo 30, 2016

    a volte viaggiare dentro di se puo far paura ed è difficile… ma appena ci si prova hai ragione, quante belle cose che escono fuori!

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