Occhi.

I suoi occhi erano brillanti, verdi quasi quanto quegl’altri, quelli in cui, specchiandosi, aveva visto, aveva capito il mare che separava ogni essere dalla sua fine. Un verde, che traspariva sotto al marrone chiaro, quasi giallastro, e la pupilla che rifletteva la sua figura, in piedi, davanti allo specchio. Le lacrime avevano colorato il suo respiro e la sua voce cantava più soave che mai, quanto un vino pregiato, innocente, scendeva, sempre più velata, nelle viscere della sua anima: anche i combattenti di maratona avevano temuto, anche loro avevano compreso il rischio al quale si esponevano, ma nel momento supremo, avevano fatto la loro scelta: sì, combatteremo per il valore, sì, noi ce la faremo, mai la Persia agguanterà la Grecia… Mai l’alba dell’ultimo giorno vedrà un uomo piangere per le sue pene, si deve correre più veloci della paura, del timore. Si deve correre più veloci del successo, che intossica e ruba la vita dei nostri corifei. Non è quello infatti che cerchiamo, no, questa è un’altra illusione dell’uomo, di quel “deve” che maledice la sua natura, non è con il successo che ci si guadagna la felicità, la finalizzazione… Ma è con il valore, il coraggio e la pienezza di spirito che si può marciare trionfanti sui cadaveri dei nostri sospiri contorti. C’è la possibilità di fermarsi, di riprendere ciò che è nostro, ma mai dobbiamo disperderci nel flusso della storia ammagliante, che incatena. Uomini liberi, uomini che camminano con lo sguardo illuminato, che non sono forse ammantati d’oro, alcuni sì, altri no, ma tra loro si riconoscono con un tremito del cuore, tutto il resto trema sempre, ma come una foglia al vento, il respiro dei primi invece si mescola a quel vento, e dalle profondità degli abissi, alle altezze del cielo, è lo stesso delle aquile e delle balene.La sabbia del tempo scorre per tutti, rotola in ogni direzione, ma chi ha scelto di andare a Maratona, ha scelto di farsi proprio quel tempo, ha scelto una via diversa e sa quale sia la sua giusta canzone. La sente, la vede dinnanzi a sè, come il più semplice dei fenomeni: il giorno e la notte che si mescolano ed ecco che si fanno in uno, dietro alla grande porta di bronzo. Il desiderio di avere una vita splendente, che anche solo per un istante brilli dello sforzo e incarni la scintilla di ciò che non dipende più da nulla, se non da tutto ciò che è stato fatto, e dai propri alleati… Niente compromessi, niente imbrogli, niente malizie profittatrici: solo, un bimbo che ancora ingenuo, anche se vecchio come la terra, si stupisce di fronte ad ogni cosa particolare, ad ogni errore, ad ogni gioia.

Non capisco il vostro mondo, e quando scendo in esso sembro ridicolo, ma provate a salire da me, allora vedrete, non tutti rideranno, ma solo quelli che si rendono conto di esser privi di formazione… Ancora un ricordo antico, non io parlo ma vedo ciò che Platone intendeva. E capisco il suo vissuto. Forse non sarò mai di questo tempo, ma tenterò di formarmi come un uomo libero, un uomo amico, un uomo che negli occhi del suo vicino cerca solo la stessa luce che può intravedere nei suoi, e che sempre, insieme va alimentata… Lacrime prima della guerra, sono lacrime che sanno già che in fine, può esserci la vittoria.

2 comments

  1. SaraTricoli · luglio 14, 2016

    molto bello… e spunto di innumerevoli riflessioni … Grazie ^_^

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    • ACWRyan · luglio 14, 2016

      Grazie a te per esser passata 😊 sono molto contento che tu abbia portato a riflettere! Buon percorso!

      Piace a 1 persona

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