Sembiante essente 

Un solo suono, “gneeee” diminuendo, fino a scomparire: lasciando solo un’assenza presente. Il vuoto. Spalanco la porta ed entro. Il posto è sempre quello: grandi occhi, labbra da mordere e il mistero, il già saputo solo intravisto che eppure splende nella sua autentica bellezza. È. La vedo, la sento, ma… I nostri universi sono differenti, mi ricorda l’Egitto, non tanto lei, quanto quella melodia e le lacrime, anch’esse: il vuoto. Silenzio attorno, ombre banchettano nei loro alveari, attendendo di uscire una ad una o insime. Combinate “in modo”; “disastri”Devastanti; sempre nuovo.

E correvano mille frammenti di ghiaccio mentre scendevo nella china dell’indistinguibile, ma dall’alto la luce era sempre attenta: vedetta di un sogno, vedetta del braccio teso oltre l’orizzonte: là, e qui. Roseo chiarore abbracci coccolante di braci le mie vie.

Vuoto: ciò da cui ogni cosa emerge, verso cui deve andare, che non può stare senza avere, si staglia tutto sulle mie dita, devo solo afferrare la magia. 

Magia, ma non artificio.

La sabbia del sonno viaggia implacabile e palpita ogni cuore. Le lanterne della notte con le loro falene, fedeli accompagnatrici, ci ricordano “accondiscenti”; “lei”

E i corvi gracchianti non sono mai stati così vicini e lontani insime, molte volte volteggiavano sulle nostre ali, ma, ora, è giunto il momento di vederli nella loro in-consistenza. 
Πρόνοια 

Προαίρεσις

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