Il suono di Giove

Avete mai immaginato il suono che Giove deve produrre? Un basso e lontano mormorio. Come grosse corde che freniscono cercando di imitare il suono che produrrebbe la più immensa delle balene. Come quel suono profondo e lontano, così il mio pensiero si cela dietro i suoi giunchi e sprofonda in un lago blu, blu, blu. Sempre più si scende negli abissi di questo lago e sempre più pesci sfuggenti si osservano correre, fuggire alla luce dell’esploratore cari solo alla mano del viandante cacciatore, del primitivo che conosce bene queste acque rupestri. L’antica civiltà che si respira nel profondo del mio lago caccia la balena, la venera e disegna di essa diverse tinte: la balena dei cieli, la balena degli abissi, la madre che restituisce cibo e acqua e aria ai suoi fedeli. Sul fondo del lago siede l’uomo. Come un albero che tra due mondi affonda le radici nelle profondità della terra, e con i suoi rami anela, sale senza sete verso la superficie del lago. C’è infatti una luce sopra di lui: una grande chiazza che segna quella spettacolare profondità che è assetata di emozioni. Forse più che di emozioni di mistero, di speranza, di Lei. Non posso vedere tutto, non voglio sapere tutto. Mi basta assistere alla natura e approdare all’essere-per. L’uomo che ama ha un cuore più leggero, ha una vista e un udito più acuto. Ha uno speciale tatto e un senso in più: il senso del naturale, del magico. Di quello che incredibile si trova proprio davanti a noi, ma si nasconde all’occhio dell’essere-con, e del “si”. Talvolta accediamo all’essere-per anche da soli, e ci sono molti che hanno trovato varie vie per quella meta. Forse la mia via non è la migliore, il viandante che passa, striscia, prende e lascia e soprattutto dona. Fin dove potrà spingersi questa mescolanza di bene e male che è il viandante? Non deve perdere la sua fiamma, non deve perdere la sua ombra se davvero vuole giungere alle profondità del suo lago e spezzare i limiti del sorvolare. Quello che voglio non è sorvolare, io voglio nuotare. Non esaminare, ma partecipare. Ci sarà il giorno in cui sarò pronto a effettuare questo tuffo?
Sto come sul ciglio di un tuffo

le mani lungo le gambe pronte a scattare

l’occhio che scruta il lago profondo

la volontà che si mescola col pensiero

gettarmi io

devo

ma soffro da tali altezze al pensiero

ancora non so fare come le balene

ancora non so fare come le aquile
cosa accadrà al mio piccolo fiore?

I cuccioli dei cavalli, i cuccioli dell’uomo

si muovono incerti sul ciglio della loro

vita

mille pericoli li stimolano a camminare

anche loro sono in sciopero?

Anche loro hanno visto la terra?

Anche loro sono senza …

Con
Agli astri della polvere miriamo

uomini, dove siamo?

Abbiamo mai vissuto, noi?
L’oceano è profondo, l’oceano è ricco. Io vi indico l’essere-per.

ancora

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