Δημιουργός

Se io dico “la rosa era blu…” già ho costruito, ho plasmato una storia. Proprio come quell’artigiano, quel “dio” facitore, il demiurgo (Δημιουργός)… “Egli persuase la necessità a condurre verso il proprio meglio la maggior parte delle cose”. La maggior parte delle cose… Non tutte, così Platone spiega il male sulla terra. C’è qualcosa per i greci che è più fondamentale, persino degli dei (Δίος) quelli veri questa volta, come Zeus (Ζέυς). È la necessità, (Άνάγκη) il fato! E cosa esisteva prima dell’opera del Demiurgo, ovvero l’ordinamento della realtà? C’erano lo spazio: la sede del divenire; le idee, somme, invisibili agli occhi del corpo e proprie a quelli dell’anima, eterne ed immutabili; e gli eventi casuali. Il Demiurgo guardò alle idee nel suo lavoro, e non avrebbe potuto fare altrimenti. Dato “che era buono e voleva che tutto fosse simile a lui” creò prima l’anima dell’universo e poi l’universo fisico stesso, così che potesse essere governato secondo ragione. Le idee che sono implicate e compongono l’anima dell’universo sono quelle di uguaglianza differenza ed esistenza. Il Demiurgo per costruire tale anima si ispirò all’idea di creatura vivente, che conteneva in sè ogni genere ed ogni specie di vivente presente sulla terra. Questo mito di una straordinaria bellezza può mostrare quella naturale tendenza dell’uomo a cercare una spiegazione per ogni fenomeno, e soprattutto per il male. “Qual è la causa dell’essere due? È la partecipazione alla dualità” nulla di più semplice e sincero. Ogni cosa è un riflesso della sua idea corrispondente nello spazio. Ma le cose sensibili “sono copie imperfette dell’idea: pur aspirandogli le restano al di sotto”. È forse errato allora volgersi con tutta l’anima alle realtà ideali? Al tentativo di superare la necessità del fato? È forse scorretto vivere da eroi piuttosto che da copie manchevoli? Ciò che so è che questa necessità, questa tensione verso la giustizia, il bene, il bello… “E tutte quelle realtà a cui noi imprimiamo il sigillo “in sè” (καθ’αυτό)” dovrebbe venire tardi nel formarsi dell’umanità, ma in fondo non così tardi, già nel V sec a.C era emersa… E oggi? Noi cosa guardiamo? Forse sarebbe più corretto pensare cosa è bene, o lecito, se vogliamo, guardare. Se guardiamo l’idea saremo bollati come idealisti, sognatori, pazzi… —oh,— se guarderemo la realtà dovremo fare molta attenzione però: ci sono almeno tante realtà diverse quanti sono le nazioni che si affacciano sui diversi oceani, ci sono tante realtà quante i “comodi” che esistono. Ma l’idea… Forse dovremmo rivolgerci nuovamente alle idee e riordinare il mondo convincendo ancora la necessità a disporre la maggior parte delle cose nel loro modo migliore… Non parliamo di utopia però, ho detto la maggior parte, non certo tutte! Questo lo riconosco, è impossibile… (chi parla? Io sono ancora nel —oh,—)