Essere qui, presente 

Per tutto questo tempo sono sempre stato qui

Un mondo folle impazzito e selvaggio. Questo grazie al cielo ci troviamo davanti. Un mondo del caso e dell’imprevisto. Questo mondo ci chiama e ci chiede di metterci di fronte a lui e di ascoltarlo prima di parlare. Però quello che lo scienziato e l’occidentale vorrebbe avere oggi dinnanzi è un mondo Pacifico, regolato da leggi e che ascolta prima ancora di aver finito il suo discorso. [ e quando questo discorso sarà finito nessuno potrà più fare a meno di ascoltare ] Allo stesso modo si è cominciato a trattare con gli altri uomini: ripetere. Ma dare retta, questo è quello che dobbiamo ricominciare a fare, o forse devo farlo solo io, o almeno io. E dare retta non solo a noi stessi nelle nostre molteplici presentazioni ma soprattutto all’uomo o alla donna che abbiamo di fronte. Perché ha scelto di dirci questo o quello? Perché ne parla in un modo o nell’altro? Scopriremmo così che molto più spesso di due o tre volte nella vita dovremmo sentirci onorati. 
Proprio come le montagne svettano dalla terra e si mostrano al cielo con la neve, così svetta in me una colonna custode di fuoco e mi chiede solo di poter illuminare tutto questo. Dovrò esserne infine capace!

Comprendere sè a partire dal mondo 

Dobbiamo ricordare che nelle persone esiste una concezione di noi, di loro, e del mondo completamente diversa da quella cui noi siamo abituati e che tendiamo a considerare assoluta. Se si riuscisse a capire il criterio di composizione con cui ci si fa un’idea di una persona, ma anche di una cosa, si potrebbe comprendere più a fondo il nostro modo di dipingere il mondo, di vedere il mondo. E se ne potrebbe poi ricostruire la storia nella nostra vita, grazie ai ricordi.

[paradigmizzazione del metodo usato da V. Ja. Propp nella Morfologia della fiaba]

Nostalgia per un ritardo 

Rivogliamo i miti. La nostra storia, lentamente, in modo subdolo, senza che ce ne accorgessimo, ci ha privato del potere della suggestione. Dico quella magia che ci farebbe credere davvero, entrando in un bosco, di poter incontrare creature strane e soprannaturali, o meglio, naturali davvero. Ci manca la fantasia e la acutezza per intraprendere una ricerca sui principi del mondo, dell’anima, del tempo… Non si pensa più agli spiriti che dominano le cose e le rendono vive, nè alle enormi porte di bronzo che segnano il confine con l’ignoto: le stesse porte da cui passano il giorno e la notte, mai fermandosi contemporaneamente nello stesso altrove… Ci mancano gli eroi e le epiche battaglie, gli esempi dei grandi uomini virtuosi del passato, il valore della legge, parola che incarna in sè l’aspirazione all’ordine naturale del cosmo… Ci manca la riflessione sul destino dell’anima dopo la morte, quella sul suo percorso, guidata dal suo demone verso le pianure del giudizio e poi… … Dove è finita questa dimensione? La scienza in parte ci ha privati di un mondo magico e meraviglioso, in parte ci ha reso padroni del mondo… Ma è davvero questo un vantaggio? Non dico che la scienza e il progresso siano male, ma si dovrebbe osservare con più attenzione il loro fine. La politica si è trasformata in un fantasma che barcolla tra concetti che gli sono ormai estranei e cerca chissà che cosa, già… Lo stato oggi vuole davvero il bene dei suoi cittadini? O forse non è solo una macchina inquietante ripiena di dissidi e contraddizioni? Ma lo è sempre stato, solo, un tempo aveva un più sano rispetto per l’etica e per la tradizione, per la parola e per il piccolo. Ma oggi si deve pensare in grande! Ma come lo si può fare con una mente acerba, che non sa e non cerca di scontrarsi con il mondo, che trafuga informazioni da ogni dove invece di riflettere, di immaginare, di provare a costruire qualcosa di buono? Eh, ma è la verità, la verità, la verità! Cosa significa questa parola per chi, come un cane spaventato da un orso più grande e più forte di lui, non sa fare altro che appigliarsi alla massificazione degli scarti del sapere, senza invece percorrere le terre più selvagge — il vero territorio degli orsi, non le città soffocanti in cui i cani sono stati tratti con l’inganno, non erano animali liberi un tempo? E il miraggio degli animali domestici, l’illusione che siano tali perché è così da sempre, cosa potrebbero dire? Alcuni però sono felici — e vedere con i suoi occhi la vita, aspirarla e cantarla dall’alto di una rupe insieme ai suoi compagni, come lui posti in questa landa fresca e invitante. Vedere un fenomeno e indagarlo uno insieme con l’altro, inventare storie, divinitá ed esseri mitologici… E poi scoprire altri miti, altre tribù, restarne sorpresi, parlare con loro e trovare la foce per un nuovo sbocco sul mare dell’eccellenza umana: l’invenzione fantastica. Abbiamo perso questa diemensione del mito, perso il pudore naturale che spinge a quella tanto proclamata religione… Perso il valore della vita, messa a rischio ogni giorno per la sopravvivenza, perso la felicità di esser vivi nel proprio gruppo, nella propria terra… Queste cose io le ho respirate nei racconti antichi, nei documentari sugli animali e su popolazioni sperdute tra alti monti o in verdi foreste, l’ho vista guardando panorami meravigliosi, e mi chiedo se davvero siamo in un’epoca felice, o piuttosto se non sia questo il tempo contrario a quello di Crono, in cui gli dei tenevano il sacro timone del mondo: gli uomini nascevano dalla terra e ringiovanivano fino a tornare in essa. Ogni cosa nasceva spontaneamente e non c’era bisogno di forzarne la produzione, gli animali erano mansueti e pronti a comunicare tra loro, anche tra razze completamente diverse, e circolavano grandi storie e grandi ricerche, imprese e sogni… Non si può più scoprire l’America, non si può più immaginare come si sia creato un monte o un fiume, nemmeno inventare risposte che risvegliano quel senso autentico per il sacro e il misterioso che tanto accattivano l’uomo in ripspota a certi fenomeni naturali, che nemmeno poi, più tanto spesso vediamo. 
Ma per fortuna si può continuare a sognare e ad immaginare, nessuno può toglierci il dialogo che abbiamo con la nostra mente, nessuno può toglierci la nostra scintilla nella vista, il cozzare tra realtà e idea che dà luogo all’intuizione magnifica del reale che il poeta, l’artista di ogni arte, e la musica sanno consegnarci. 
Ci sarà un rinnovamento? O forse sarò destinato a perire con la mia voce? … Ecco, già stampata su carta geme, ma io sono qui, e finché sarò vivo continuerò a proteggerti. 
L’innocenza e la fiducia sono i nostri più grandi beni, e sin da piccoli ci accompagnano. Solleviamoli dalla visione empia dell’indolenza e recuperiamo il controllo della nostra terra.