Il selciato di Venezia 

Quelle stesse pietre che sono qui da centinai di anni e hanno accolto su se stesse passi di diverse persone, finanche a presentare dei solchi: quei segnalibri dovuti ai grandi romantici che amavano percorrere la loro passeggiata, oggi sono ancora qui, e si offrono al nostro vagare per Venezia. Ogni segno su questa pietra è felice e racconta una storia, anche triste talvolta. Potremmo lavorare, e creare solo a partire dai segni su una pietra del selciato di Venezia: ognuna di esse nasconde infinite storie ed universi. Immaginate tutta la città!

Oggi ho questo sprazzo di festa, questa dolce spuma di coriandolo che mi ha fatto comprendere la ricchezza di quello che sta sotto i nostri piedi. Allora ogni cosa ha la sua importanza, e lo stesso camminare, lo stesso calpestare assume un senso nuovo di rinascita, rinascita di storie, persone, animali, eventi… perciò io amo ogni percorso e Venezia in particolare, anche se questo vale per ogni città, e in un certo senso per ogni cosa. Questa è la meraviglia dell’esistere, e anche noi lasciamo il nostro piccolo segno esistendo.
Consiglio di adottare parti di cose. Vivete le loro storie e dategliene di nuove! Fate attenzione ai piccoli segni che informano e ridanno vita alle città dell’uomo e ai luoghi della natura.

Una gita a Venezia. Suggestioni

Fermi. Sulla soglia di Venezia. L’acqua della laguna attira inesorabile le mie lacrime, perché io sto rinascendo, e per intraprendere il primo respiro, bisogna pur soffrire.
Una porta senza batacchio, e tante chiavi abbandonate sulla soglia di una vetrina… chi aspetteranno sotto a quei santi?

La fretta è un soggetto interessante.

Un volto marmoreo strusciato di nero… sembra triste, ma forse è solo sul piede di battaglia. L’ascia già nascosta, e la speranza di superare questa lotta interiore.

Un sotoportego guarda verso un muro spaziato, c’è una via aperta in fondo, si vede un termine ed una possibilità insieme. La gente cammina tranquilla, si volgono all’apertura, ma cosa nasconde quel muro? Tatti e passi di rana

Pericolo… pericolo di vita [dolcemente]

Io devo essere io, perché questa straziante trsitezza? Il bene si trasforma nel male, e il male sembra ragionevole… ma allora c’è una via: io so cosa è buono. Che debba smettere di pensare? No, non è esatto. Piuttosto devo scegliere la giusta voce da ascoltare, eliminando l’altra ingannatrice, che da troppi anni mi attenta. E il viaggio, l’esperienza, sapranno farmi dire Io(?)

Il vento… [sospiro sentito] e la fettuccia nella bottiglia

La Cà D’Oro… casa appropriata al mio spirito. Una finestra si apre sul canale grande e anche più su c’è solo un’aria migliore da respirare. Statue senza identità che si specchiano nell’occhio del visitatore. Non sono larve in cerca di sangue, ma forme che hanno finalmente trovato la loro vera natura, nel vivere.

Uno sguardo annoiato, disattivo, morto in quel quadro. E il Redentore che ostentava uno sguardo che non era mai nel tuo campo visivo, ma ti chiamava. Ah che dolore questa lei.

Non temo la scheggia perché voglio che il tempo e la storia entrino in me 

Sento i passi nel battistero. Ma questa corte… non è ancora vicina. E l’ossessione non smette, come quel rimbombo sacro e maledetto

Un luogo catturato dalla storia.

E il gioco, la magia di gettarsi nell’abisso dell’immaginazione

Poi, un gioioso passo nell’arte classica

La piazza è ventosa e si sta proprio come un petalo che è destinato a mai cadere.

Stanchezza e cielo assopito, la luna osserva i gabbiani passare sotto di sè, si sta avviando a diventare piena, e languida sorride. Mi auguro che questo riso possa valere presto anche per me. “Before to say I love you, you must to say the I”

Vorrei peter fotografare la musica, sulle zattere con la vista assorbita da quell’albergo di lusso 

Ed infine il ritorno. Tanto è stato appreso, molto è stato percorso. E ora, se per entrare si deve perder la speranza, sappiamo che si può accedere al purgatorio, e dopo altro più lieve tribolare, apparire al paradiso