Kleos

Il sorriso della pioggia: l’acqua scorre docile nelle mie vie! Canali festosi per le ninfe: ognuno ha in sè la forza di un fiume e le gocce che cadono giorno per giorno ampliano sempre più la calma corrente.
Vedo una spiaggia bianca, con la luce della luna che si riflette sulla superficie appena increspata dell’acqua… Tiepida lambisce i miei piedi mentre respiro l’aria profumata del mare. Il mio torace si eleva e scende, sente la forza della terra: un brusio appena impercettibile, lontano, la vibrazione che tutto avvolge incantandolo. Spirali di stelle scendono dal cielo e si infrangono nelle correnti: da dove viene questo suono? È come il muggito lontano di mille balene… E se fosse proprio la loro voce: noi non possiamo udire il loro canto, ma gli esseri più grandi dell’oceano — immenso sulla terra — dalle loro profondità abissali ci chiamano a cercare i diamanti che esse possono ammirare, ci descrivono uno spettacolo bellissimo! Conoscono il vento, perché anche se abitano gli abissi, quando emergono il loro respiro colora la terra e giunge a mescolarsi con il nostro. Balene delle profondità del cielo, volano fluttuanti osservando il passaggio degli anni… E appena ci avvicinassimo la vibrazione del battito dei loro cuori farebbe impallidire ogni nostro timore: ogni singolo rintocco spazzerebbe via ogni difficoltà ed ogni paura… Sì, troppo grande è la loro anima, e mescolandosi con la sabbia degli abissi, con l’aria alta nel cielo, e poi arrecandosi nei nostri polmoni, rende l’anima dell’universo indivisibile, media tra finito ed infinito: si estende per tutta la terra, e anche se possiamo pensare che sia divisibile, invece si sottrae ad ogni risorgimento. Mai ri-sorge, sempre vive. Immortale, muove il cosmo e muove se stessa. “Gioco di Zeus” è il divenire, così dicono i più sapienti, chi ha saputo vedere la totalità farsi comune. Intuizione che con ala pronta e aperta sorge ed emerge oltre il limite del cielo: vola! Uno sforzo titanico che nel suo tendere mostra la meraviglia, la drammaticità della radura: il rendere in quanto tendere: è sempre un passo troppo avanti, o troppo indietro: siamo alla luce, ma il bosco attorno si è ormai diradato e ci sfugge… Se solo potessimo levarci in volo li vedremmo chiaramente entrambi, ma sarebbe possibile? Sarebbe qualcosa di decisivo? Queste domande non colgono l’oggetto, esso infatti “non è” ride, e si ritrae, e anche dicendo così sbaglio. Ma volando e abbeverandoci del respiro delle balene questi eventi ci accolgono caramente nel loro proprio, nella casa dell’essere. Non si perde nulla non ci si mescola, il mio, io sono io, niente altro prima: l’essere ha il suo timbro, la sua tonalità e scontrandosi col mondo si trova! Si trova e risuona! Non si può negare e chiunque si nasconda dietro ad un’alterazione immaginaria in chiave, verrà immediatamente scoperto, almeno da chi avrà un po’ di orecchio, gli altri forse sono addormentati, e il dramma è che loro stessi sono la causa principale del loro stesso torpore, e ogni pausa, ogni conto di battuta li inchioda sempre di più alla loro triste sorte. Effimere sinfonie, ma chi si leva in alto ha il merito dell’armonia e l’eternità lo avvicina benevola, per un istante. Ma cos’è l’eternità confrontata ad una notte senza sogni? Un respiro di balena. Profondo, maestoso.

Κλεος