[MAI] Abbandono

Alle sei di sera, o poco meno, ecco che sorse il sole: il cielo grigio e piovoso fu dorato a sud da una luce che, mentre i minuti passavano, andava rinvigorendosi sempre di più! Come un leone: il suo ruggito inizia forte, si spande nell’aria conquistando tratto tratto spazio nel cielo grigio, ecco che sfuma poi in un violaceo arancione e si spegne infine  nel silenzio. Il premio della mia faticosa giornata: vedere quel tardo, quell’ultimo bagliore di sole rispecchiarsi nel cielo come il primo mattino dell’estate! La pioggia era così insistente, che comunque si poteva vedere, contro la luce. Ma il fondo della città ardeva del colore più magnifico che il cielo avesse mai veduto in questo ancor cocciuto inverno. Le nuvole si diradano poi gentili, la luce si stempera: è un attimo e il ruggito del leone è già terminato… Peccato che sia un verso così corto, ma che possenza! Come il cielo continuava a lacrimare, così io non potevo più farlo, come la luce era tornata a splendere, così io non so se avrei più potuto illuminarmi… Anche se quel bagliore che per poco giunse a scaldare anche me, mi diede la speranza, la speranza di un profumo, che aleggia leggero, avvisa anche a grande distanza o nel tempo: si sta avvicinando chi cerchi, o se ne è appena andato? È che quel dolore che provoca una perdita, la perdita dell’amore, deve in qualche modo aver sfogo, ma una ferita che è stata superata senza dolore… Quella è una greve macchia per l’anima: l’avrò sempre lì, davanti agli occhi, e saprò che il tempo usato per resistere, il tempo usato per… finire quel maledetto semestre, avrei dovuto usarlo per curarmi, per assaporare e vivere la mia perdita. Nella nostra esistenza è importante anche soffrire, ma il tempo moderno ci ruba ogni cosa, persino questo, questo diritto a rivivere, che condanna invece in una landa dove la luce non è mai abbastanza. Ormai ho già superato la mia perdita, e non posso più tornare indietro per sentirla davvero, ne ho nostalgia quasi quanto di lei…! E non so, guardo il sole, ne sento il profumo… Cammino, vado, passo dopo passo verso “qualcosa”, verso la fine? Certamente, tutti lo facciamo! Ciò che deve importare è il tempo in mezzo a questo strano percorso. L’essere umani, come umani siamo in questa civiltà, è un rapire il tempo. Se ci volgessimo invece al sentimento, alla cura della nostra natura e di quella da cui proveniamo, non sarebbe forse tutto più bello? Più tranquillo? Più dolce? Seguirò quel profumo, cercherò il leone che ha prodotto quel verso e morirò facendolo. Purtroppo, non appartengo al mondo, a questo mondo qui… “A quale mondo ti riferisci, allora?” Ad uno che c’è, da qualche parte, in fondo alle strade più impensate, sulle vette dei monti più belle e nelle case degli amanti. Il mondo che passa, meraviglioso, attraverso lo sguardo di ciascuno, il mondo dove ognuno vive nella sua anima e la sua possibilità si esprime nella maniera più chiara, luminosa! Mi riferisco al mondo delle strette, dei baci e degli addii, a quello delle grandi imprese e degli uomini che hanno detto sì alla loro esistenza e hanno guardato negli occhi i loro compagni con fiducia, con coraggio. Guardo ad un mondo che scorre, appare in attimi e scompare in catastrofi. Poi risorge in altre guerre e si nasconde nelle crisi morali. Il mondo dei sognatori, il mondo della naturalezza. Lo vedo, perciò deve esistere! [Tanti dettagli, tante piccole ere che cerco con lo sguardo, sempre speranzoso… Guardami piccola bolla di sapone, riflettimi solo per un minuto.]

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