Una gita a Venezia. Suggestioni

Fermi. Sulla soglia di Venezia. L’acqua della laguna attira inesorabile le mie lacrime, perché io sto rinascendo, e per intraprendere il primo respiro, bisogna pur soffrire.
Una porta senza batacchio, e tante chiavi abbandonate sulla soglia di una vetrina… chi aspetteranno sotto a quei santi?

La fretta è un soggetto interessante.

Un volto marmoreo strusciato di nero… sembra triste, ma forse è solo sul piede di battaglia. L’ascia già nascosta, e la speranza di superare questa lotta interiore.

Un sotoportego guarda verso un muro spaziato, c’è una via aperta in fondo, si vede un termine ed una possibilità insieme. La gente cammina tranquilla, si volgono all’apertura, ma cosa nasconde quel muro? Tatti e passi di rana

Pericolo… pericolo di vita [dolcemente]

Io devo essere io, perché questa straziante trsitezza? Il bene si trasforma nel male, e il male sembra ragionevole… ma allora c’è una via: io so cosa è buono. Che debba smettere di pensare? No, non è esatto. Piuttosto devo scegliere la giusta voce da ascoltare, eliminando l’altra ingannatrice, che da troppi anni mi attenta. E il viaggio, l’esperienza, sapranno farmi dire Io(?)

Il vento… [sospiro sentito] e la fettuccia nella bottiglia

La Cà D’Oro… casa appropriata al mio spirito. Una finestra si apre sul canale grande e anche più su c’è solo un’aria migliore da respirare. Statue senza identità che si specchiano nell’occhio del visitatore. Non sono larve in cerca di sangue, ma forme che hanno finalmente trovato la loro vera natura, nel vivere.

Uno sguardo annoiato, disattivo, morto in quel quadro. E il Redentore che ostentava uno sguardo che non era mai nel tuo campo visivo, ma ti chiamava. Ah che dolore questa lei.

Non temo la scheggia perché voglio che il tempo e la storia entrino in me 

Sento i passi nel battistero. Ma questa corte… non è ancora vicina. E l’ossessione non smette, come quel rimbombo sacro e maledetto

Un luogo catturato dalla storia.

E il gioco, la magia di gettarsi nell’abisso dell’immaginazione

Poi, un gioioso passo nell’arte classica

La piazza è ventosa e si sta proprio come un petalo che è destinato a mai cadere.

Stanchezza e cielo assopito, la luna osserva i gabbiani passare sotto di sè, si sta avviando a diventare piena, e languida sorride. Mi auguro che questo riso possa valere presto anche per me. “Before to say I love you, you must to say the I”

Vorrei peter fotografare la musica, sulle zattere con la vista assorbita da quell’albergo di lusso 

Ed infine il ritorno. Tanto è stato appreso, molto è stato percorso. E ora, se per entrare si deve perder la speranza, sappiamo che si può accedere al purgatorio, e dopo altro più lieve tribolare, apparire al paradiso 

La bambina e i rondoni di mare 

Nel vento, che come seta sfiorava i nostri corpi, viaggiava sabbia cristallina, di un marrone rosato tanto profondo quanto il sentimento di fiducia nella religione. L’oceano era turchino, e i rondoni di mare fluttuavano tra i diversi soffi di vento, muovendo in cerca di cibo. Porgendo le sue innocenti mani, una giovane bambina offriva a loro il dono di preziose briciole di pane, sottratte alla sua merenda, affinché anche in loro la vita continuasse a scorrere, fedele. Aveva uno sguardo perso, i capelli appena carezzati dal vento, e nel suo profondo non si scorgeva nemmeno un briciolo di paura per l’esperienza presente, e il futuro che le si apriva davanti. Era come un cucciolo di gatto: felice di esplorare il mondo e arrampicarsi ogni dove, felice di interagire con quei rondoni di mare, tanto affamati, quanto leggiadri e gentili. Sembrava che tutto qui attorno avesse voluto rispondere al cuore della bambina: il mondo non era poi un così brutto posto in quell’epoca, su quella spiaggia, in quel momento. E davvero, sia il sole, che le correnti, che l’oceano, si erano fatti più gentili. Camminammo qualche ora sul lungomare, dipingendo nel cielo alcuni lievi disegni: fumi di sigarette incrociati, che si spalancavano all’ozio del primo pomeriggio. C’era una chiesa in cima alla scogliera: bianca, con il tetto a punta, semplice e nero. Proprio i colori dei rondoni di mare, proprio come se fosse stata disegnata da quella bambina… Dopo una lunga passeggiata ci fermammo in una zona in cui gli scogli avevano creato un piccolo specchio di laguna. Ci sedemmo accoccolati su un masso vecchio come l’intera spiaggia, forse il padre di molto granelli di sabbia, che ancora non troppo pronti per partire, per lasciare la dimora, gli lambivano i piedi, carezzandolo sulla sua antica superficie. Così si nutrivano di lui, e insieme ne ampliavano la vita. Questo sasso, così, non era solo qui ed ora, ma era, con tutte le sue parti, lontano e vicino, profondo e attaccato al suolo, grande tanto quanto il panorama, e abbastanza piccolo da permettere che noi due ci sdraiassimo su di lui, andando anche noi a incidere sulla sua forma, permettendogli di incidere sulla nostra. Sopra la scogliera dei pini di mare ondeggiavano leggeri, e un pittore disegnava una donna con una bambina, mentre salutavano l’orizzonte. Dopo un lieve riposo, ci spingemmo con i visi a guardare dentro alla laguna, per trovare e cogliere l’immagine dei pesci che sognavamo già di scorgere all’interno. Ma l’acqua lì taceva. Tutto era umido e silenzioso. La nostra immagine, sola, si stagliava sulla superficie salata dello specchio d’acqua e ci trasferiva dal mondo della terra, a quello del cielo, riflesso. Ora noi eravamo quei rondoni di mare, che andavamo a scambiare sguardi e battiti di cuore con la bambina che ci dava da mangiare, e lei aveva il compito di raccontare la nostra storia. Ogni prospettiva assumeva allora la sua lunghezza d’onda, come una parte essenziale della melodia di un presente, che risuona in ogni momento della presenza di tutti noi esseri viventi. In un incrocio di storie, di sguardi e di respiri, ogni singola prospettiva ha la sua importanza, e il dono più grande che chiunque possa fare, è quello di tendere le proprie mani in avanti, al fine di condividere con i rondoni di mare il proprio cibo.

Un’immagine per tutti gli innamorati 

Noi tutti siamo come sassi gettati su un lago, se non siamo in grado di rimablzare passo dopo passo, cadremo a picco. Ma… giorno dopo giorno, attimo dopo attimo, se c’è quell’acqua, quel punto che noi tangiamo con la giusta velocità, con la giusta levigatezza… allora, essa ci spingerà in alto, ci spingerà avanti.

E la spinta che ci guida, insieme, non potrà mai finire finché ci sfioriamo le dita… anche se andassi a fondo, tu e io, ora, siamo l’acqua che avvolgerà e cullerà le nostre anime.

Così, infine, noi siamo il tiepido bacio in cui l’acqua e la terra si fondono, la risonanza concentrica dell’ultimo salto. Il culmine dell’immagine della vita. 

L’incontro dei due amanti 

Sto pensando ad un racconto, una storia d’amore. Tra le pieghe della giornata ritaglio questi momenti che si intessono di senso, risuonando con il mio sognare Il sentimento. Condivido volentieri con voi questa vibrazione 

Per la prima volta capiva cosa significasse davvero essere-per. Non sentiva alcuna costrizione, alcun limite nel suo agire. Lei era come una vibrazione costante nella sua vita, che risuonava e brillava appena sotto la superficie di tutti gli attimi delle sue giornate. Non aveva bisogno di guardarsi intorno, tra la folla, di cercare, di capire: sapeva perfettamente che lei stava vivendo in una dimensione vicina, e poteva ancora sentire il suo peso sul suo corpo, il suo speciale modo di abbracciarlo, e… il battito del suo cuore. Ogni respiro che prolungava la sua vita, prolungava anche il sentimento della sua anima, perché ricordava così tanto il suo profumo. Prima di quel momento non sapevo cosa significasse vivere, ora ogni cosa era più vivace, più leggera. Si metteva di fronte a lui, e lo salutava. Dolce, entrava nel suo io per informarlo della bellezza e della naturalezza che aveva di fronte. Così ora conosceva la natura. E le cose… ah, le cose, avevano tutto un altro senso: ciascuna cantava la sua storia e si stagliava disponibile alla sua mano, al suo osservare, al suo respiro. Era una esperienza tanto luminosa, che nulla avrebbe potuto annebbiarne lo splendore. E quando vedeva il suo viso sorridente, avvicinandosi, ecco che allora tutto, tutta la giornata, l’inciampo sul selciato sconnesso, la fatica della lezione, quel pasto fatto rapido, e l’aiuto dato a quell’uomo per strada… tutto cadeva nel suo giusto posto. Sapeva già cosa lo aspettava quando vedeva il suo sorriso, e davvero, poteva vivere insieme nel presente e nel futuro. Camminava normalmente, e intanto tutti e due si erano già riconosciuti, avevano già pronto l’ordine nelle mani, nei visi: ecco la persona amata, stringila forte, sentine il respiro …e baciala. Così fecero ogni volta, e sempre. Quando si incontravano lui camminava senza fretta verso di lei, gustandosi il mondo che li sorreggeva in quel momento magico. Lei lo osservava avvicinarsi, sentendone gli occhi, ascoltandone il suono, tra tutti gli altri che la circondavano. Poi si riunivano. Tutto il loro tempo non era spezzato in parti in cui non erano insieme, e altre in cui lo erano, no. Il loro tempo era presente. Un presente continuo, accolto da un ambiente infinito, dove ogni particolare angolo o sasso, poteva abbracciare uno speciale senso, se veniva toccato da loro, insieme, e diventare una stella, una segnovia per il loro viaggiare. 

Spaziando tra l’oggi e il domani 

Qual è il senso della vita?Una domanda sparsa, gettata qua e là dai molti partecipanti al suo spettacolo.

“Senso” cosa ci stiamo chiedendo esattamente con questa parola? Il senso della vita potrebbe essere l’insieme delle esperieze di tutti gli esseri del nostro circondario. Tutte le persone, piante, pietre, misteri e magie che abbiamo incontrato, con la loro natura convenzionale, più quella che noi attribuiamo a loro. Questo potrebbe essere il senso della vita da un punto di vista linguistico, simbolico. Ma il senso della vita, quello vero, non solo imbrogliato con una risposta meditata, quale potrebbe essere, possiamo avvicinarci ad esso?

Potrebbe essere qualcosa di tragico, titanico: semplicemente: una teatralizzata battaglia dove ciascuno con il suo modo, più o meno indipendente, si mette di fronte ai giorni e si trova a fare. Ha delle abitudini, dei difetti e dei pregi, e in modo più o meno consapevole li impersona nel suo esistere.

Così il senso della vita sta nell’essere personaggi gettati in un certo ambiente, in una parte del mondo, aperta e ancora tutta da scrivere. È essere un punto, perciò avere una propria dimensione, e cioè aver la possibilità di ripetersi in infinite combinazioni: ci sono linee, ellissi, iperboli e… circonferenze. Alcuni sono anche curve più eclettiche e cercano di costruire un percorso nuovo.

Nel senso della vita ci sono le sue leggi, il piano in cui ci si muove, con tutta la ricchezza delle sue possibilità. Ostacoli, forature, …felicitazioni. E costruire questa nostra storia, disegnata e tratteggiata, arieggiata, è un senso che può anche prevedere divinazioni, ascesi o credi di vario tipo. Magia, superstizione,superstizione sociale. C’è tutto questo nel senso della vita e ciascuno può interpretarlo, deve interpretarlo, poiché vivendo ogni giorno, pensando distrattamente, o in modo accorto, sognando o dormendo… esiste. E ha una vibrazione di fondo, il senso, — quella dimensione, che va esplorata fin nel suo cuore — che se richiesto non emerge, ma che se osservato, con grandissima cura, può essere svelato.

Uno può anche pensare di non avere più niente da fare, di aver perso tutto ciò che costituiva il suo vivere, la sua possibilità di vivere. Allora l’uomo può anche uccidersi.

Il vuoto che ho visto questa tiepida mattina di primavera, ha acceso una notte di mille speranze, in cui non ho dormito, immaginando possibili storie d’amore… questo senso io non capisco: perché il vuoto? Perché non il fine?

Dondolandomi sulla montagna innevata ho visto qualcosa, ma tra me e quello c’è un lungo percorso, e… quale direzione dovrò prendere questa volta? La mia ombra continua pure a seguirmi, e anche nel buio posso sentire il suo respiro! Una traiettoria… 

una

Traiettoria

Viaggia il viandante, con il suo fuoco e la sua ombra.

Sulla via del ritorno a casa

Il tempo e il lavoro e i vari disastri di chi viaggia guardando solo in su mi stanno occupando molto ultimamente. Ho preparato alcuni pezzi, ma non mi convincono mai. Sono in un momento di scelta e perciò sarò poco presente, ma spero presto di tornare più attivo e di poter leggere anche io i lavori indietro che avete pubblicato.

Grazie a chi continua a seguirmi, abbiate un cammino splendente!

Noi uomini siamo sempre sulla via del ritorno a casa, la via del ricordo, la via della ricerca di qualcosa di già vissuto… o forse di quello che vorremmo vivere, e abbiamo appreso nei nostri sogni, nel nostro carattere. Per questo è proprio dell’uomo il dimorare, come sentenziava Eraclito, ma è davvero questo primo senso che si deve dare al dimorare?

Sì, noi dimoriamo, il che presuppone una dimora. Un luogo in cui stiamo bene, e in cui tornare dopo le battaglie della giornata. A volte si deve ammettere la sconfitta, a volte festeggiare la vittoria, ma nella dimora, si è sempre nel posto giusto. Il posto giusto perché è quello che più intimamente potremmo chiamare “mio” non perché ci siamo solo noi e la dimora, ma perché ci siamo noi, la dimora, e lei. Mio qui non è un possessivo, ma indica quel mio che si pronuncia quando, guardandosi negli occhi, e sentendo tutto il vento del mondo, che soffia appassionatamente sulla vela della nostra anima, infine si dice: “mio”. Tutto quello che si ama riflesso in quella piccola parola: oceani, imprese, sabbie, voli, e l’apprezzamento che siamo in grado di provare, ciò che davvero amiamo, e allora, sentiamo come nostro. Non ci appartiene come una cosa, ma come la nostra stessa anima: fa parte della nostra natura essere lì, noi e in quel momento, a cospetto di quegli occhi che tanto riflettono lo stesso sentimento, e così creano una corrente meravigliosa nel labile spazio tra i due volti. La pupilla si spalanca e la dimora di ciascuno si apre, estende il suo spazio all’esterno e noi non dimoriamo più solo in noi stessi, ma iniziamo a dimorare davvero nel mondo intero.

Un minuscolo specchio colorato, se riflette davvero, basta a dar vita a tutto questo. Per dimorare si deve avere una dimora, e per dimorare nel mondo serve aver già costruito. Ciascuno di noi è il demiurgo di se stesso, l’architetto immanente che lavora tenendo d’occhio l’ambiente circostante, la bellezza, e la persona che ha da vivere: noi stessi, nella nostra dimora.

Ma il fatto di essere sulla via del ritorno ha sempre la sua complicazione: infatti, la dimora, non è come una casa costruita in mattoni e pietra: fissa, stabile. No, la nostra dimora, dobbiamo ricordarlo, siamo noi. Noi viandanti. Perciò essa deve sempre convivere con l’ambiente che ci circonda, e con i nostri momenti diversi. La dimora cammina insieme a noi, è sempre in noi, è il letto del fiume che siamo: ci contiene curandoci dalla dispersione, ma insieme segue le nostre turbolenze, le nostre amenità. Insieme possiamo scrosciare amichevolmente. Eppure, se la dimora diventa greve, — perché noi ci fissiamo su un certo corso, e non sappiamo seguire il ciclo dell’acqua fino al mare, o perché l’ambiente attorno a noi viene ignorato, e la dimora finisce per essere un aberrazione fuori dal tempo, fuori dallo stile— allora non c’è più vita. La dimora diventa condanna, spazio sempre costretto a incarnarsi in ogni esperienza diversa: cerchiamo in questo senso di tornare a casa, come se la casa fosse sempre lo stesso punto che si attraversa perdendosi in un bosco e girando in tondo.

Il flusso magnifico nello specchio degli occhi si interrompe, e ricercando sempre quella solita storia, si trasforma in appannato occhio di pesce fuor d’acqua che non riflette nulla se non l’assenza di luminosità.

Lei non è lei, questo va inserito nei dati del progetto, e anche: questo fatto che cerco, perché lo cerco? È giusto guardare sempre nella stessa direzione? No, la dimora ha ben più di una sola finestra, da cui stare al mondo.

Perciò si deve fare attenzione a tornare sempre a casa, perché se lo si fa da cittadini, questa sarà la nostra condanna, ma se lo si fa da viandanti, che hanno tante case, quanto vario è il mondo, — e talvolta certo visitano un posto già visto prima, ma con gli occhi sempre pronti a scoprire il nuovo, senza una particolare cocciutaggine a veder sempre lo stesso — allora sì, possiamo dire “Ethos antropoi daimon” 

Gatti e conigli. Uno sguardo agli occhi dell’uomo

Sono lieto di condividere con voi alcuni elementi fondamentali degli studi che sto seguendo per la mia tesi. Questo scritto è un saggio che illustra i principali aspetti della filosofia morale di Ayn Rand. È da tempo che studio questa autrice, e fino a Luglio prossimo ci avrò a che fare sempre di più! Ne sono molto contento, e spero che questo piccolo frammento possa spingervi a leggere i suoi due più importanti romanzi, in cui espone la sua filosofia — l’oggettivismo — : La rivolta di Atlante, e la Fonte Meravigliosa. Entrambi sono anche adattati in film. Sono storie davvero meravigliose, e romantiche, con una profondità di analisi psicologica incredibile.

I conigli nelle loro gabbiette hanno gli occhi neri, attenti: occhi che sanno di colpa, e sono pronti a scappare, a rifugiarsi sotto terra, ad ogni rumore. I conigli hanno questo sguardo non per la loro inconsistenza mentale, ma piuttosto, perché la natura li ha dotati così: hanno molti predatori cui devono fare attenzione, e a cui non possono sacrificarsi. Ma ci sono anche uomini con questo sguardo… Uno sguardo di attesa forzata, di paura a girar il primo angolo di ogni loro pensiero. Temono di essere scoperti, e allora fuggono celando la colpa reale che è insita nel loro sè: lo hanno tradito, fingono di essere ma non sono.

Al contrario prendiamo un giovane gatto: un animale che è in una buona posizione, nella catena alimentare. Libero dal timore di essere predato può aggirarsi felice nel suo ambiente, con gli occhi pieni del sorriso dell’esplorazione, della scoperta. Il volto aperto, sincero, di chi vuole sapere, di chi vuole vivere. Ci sono oggi persone che hanno questo sguardo? Alcuni bambini lo hanno, ancora. Ma la metamorfosi in conigli avviene troppo presto nel mondo: la colpa viene insinuata nelle loro pellicce, e la bellezza del dare un grande valore in cambio di nulla, senza trarne alcuna soddisfazione di sorta — lo zero — viene inculcata nelle loro menti. Ma se si osservasse la storia, si capirebbe che questo — il sacrificio — è sempre fatto da eroi che avevano molto in gioco, e che hanno dato la loro vita per un valore senza il quale non avrebbero potuto vivere. Infatti, per poter dire questo: “Io stimo questo valore più di ogni altra cosa, e non posso tollerare che venga maltrattato in questo modo”, prima si deve saper dire “io”. Quanti gatti adulti ci sono nel mondo? Ce ne sono, ce ne sono. Il problema è che non sono animali facilmente sociali. E non accettano di stare insime “per lo stare insieme” o “perché in pochi siamo deboli, ma in tanti siamo forti” o “perché ne abbiamo bisogno” no. Essi stanno insieme solo con chi è in grado di fornire loro un valore, l’amicizia, lo scambio —il reciproco scambio — : questi sono i loro motivi e quando si trovano tra loro, un raggio di sole illumina il volto di tutti i presenti, creando una gran luce. Se questa fosse ingiustizia, allora, trattare ciascuno come merita, poiché può incidere sulle nostre vite, sarebbe ingiusto. Ma se noi li lasciassimo liberi, liberi di credere e di produrre i valori che hanno scelto, allora, avremmo un gran dono. E ciascuno, secondo la sua abilità, potrebbe raggiungere la perfezione di cui è capace, senza alcun timore, senza ostruzioni velenose. Solo con la libertà di scegliere cosa fare, e scegliere di decidere. Questa è un libero mercato. Questo è porre la nostra vita in cima alla gerarchia dei nostri valori, e questo è agire di conseguenza in tutti i campi con razionalità, indipendenza, integrità, onestà, giustizia, produttività e orgoglio.

Qualsiasi azione che cerchi di ingannare noi stessi, gli altri, o la realtà, deve essere pertanto intesa come auto distruzione dei nostri principi — due leggi fondamentali: quella di causalità è quella di identità: A è A, l’esistenza esiste — che sono la guida necessaria a raggiungere la felicità nelle nostre vite, nel mondo, e nel camminare con lo sguardo autenticamente privo di paura verso i nostri scopi. Verso il futuro. 

Il viaggio mai completo

Noi siamo fatti delle nostre scelte, dei nostri atti, emozioni, pensieri, successi e fallimenti. Il carattere ci è dato, ma in fine noi lo plasmiamo con il nostro viverlo. Sarà come il nostro bastone da passeggio, con il manico adatto solo alla nostra mano, con il segno delle pietre e dei rami che ci aiutato a sorpassare, con la curvatura del nostro peso. La nostra curva specifica, che come un arcobaleno, è però dato dalla luce e dalla pioggia. Mille aghi caldi, freddi, acidi, dolci e insperati o riconosciuti in assoluto, in cui in diversi modi, in diversi colori, ci specchiamo.È nelle nostre mani, così come la vita: il mantello che portiamo sulle spalle. Protezioni importante il corpo e lo spirito, ma conservarli, e conservarli in un certo modo non è cosa automatica. L’errore deve essere la nostra molla, piuttosto che una pala che scava attorno ai nostri piedi. Il successo è un’ala, e più viene coltivato, più saprà spingerci in alto. Perché gli errori fanno solo saltellare, svolazzare, come i polli. È un inizio, ma si deve fare il salto successivo, e come un cigno, spiccare il volo. Prepararsi per un ultimo canto degno e glorioso per un uomo.

C’è ancora spazio, e dovrà essere riempito, aggiustato e portato alla sua massima fioritura. Perché ogni evento è un frammento, non solo nella storia, ma anche nella nostra esistenza… Una parte, una parte orientata. Anche un accordo non sapremo mai se sarà maggiore o minore finché non arriveremo a scoprire la nota nel mezzo. Allora l’insieme sarà un chiaro splendore.

Non la abbiamo in mano quella nota, dico: dobbiamo costruire noi la giusta frequenza, trovare il materiale e le distanze adatte tra le corde o tra i fori, come millenni fa e anche oggi fanno migliaia di uomini sulla terra.

Tutto sta nel giusto orientamento e nel sapersi quei viandanti con mantello e bastone che impavidi stanno costruendo il loro essere. Noi, non la vita siamo responsabili. 

.La foto è scattata da dentro il ponte dei sospiri a Venezia, l’ultima luce e l’ultima Venezia che potevano vedere i condannati prima della pena.

Un’isola nel parco 

Rami intrecciati…   Un laghetto pieno di tartarughine …e un lenzuolo a terra, colorato, con delle decorazioni orientaleggianti verdi e azzurre… Con giusto un tocco di giallo al centro, dove stavano loro. 

Le disse “Vedi, è molto importante questo, tutto questo parco, gli animali… Qualcuno dovrebbe difenderli! Credo che non ci sia nulla di più grandioso della natura, di più elevato di una montagna, di più profondo dell’oceano… Di tanto roseo come il tramonto, come quella nota che sai che sta arrivando in una melodia… La aspetto guardando tra gli altri passanti ogni occhio, finché non compare: completa l’accordo, rivela la tonalità. È maggiore… Perfetto e armonioso come la vita”

Lei lo guardava, ammirata, con gli occhi marrone-giallo grandi, brillanti e disse, leggermente, mentre già lo faceva:

“Posso appoggiare la testa qui?”

Scendendo leggera con il capo: i suoi capelli così profumati e caldamente arrossati, come il tramonto, sulla sua spalla.

Non se l’aspettava. Non aveva mai capito fino in fondo le persone, le trattava con attenzione, ma poi si perdeva in giochi arcani di rimandi, di scambi di libertà e di complicità non ancora compiute… Ma non con lei. Timidamente disse:

“S-sì, certo!”

Arrossendo leggermente, le cinse la vita… Lei guardò in su, verso di lui, sorridendo… E con i suoi occhi puntati nei suoi, come se non distassero solo pochi centimetri, ma miglia e miglia, disse:

“Vita… E poi, li hai trovati quegli occhi, tra la folla?”

Un solo soffio di vento le fece ondeggiare leggermente i capelli sulla fronte, giocando a nascondere e mostrare la sua espressione, scherzosa e seria insieme.

“Certo, disse.”

Si chinò poco, senza sforzo, e solo allora rispose davvero alla sua domanda.

Si baciarono a lungo, sotto quell’albero. Una vecchia quercia destinata a scrivere una lunga storia con le sue radici. Profonde radici, distanti ma legate alla loro origine, come i loro sguardi, i loro destini, le loro vite.

Quando l’acqua delle fontane del parco smise di scorrere erano ancora sdraiati insieme. All’ombra di un’ombra il tempo non può mai smettere di suonare la sua melodia, di scorrere senza mai invecchiare. Di aspirare ad una vita nuova, e all’incontro che strofinando ogni cosa insieme, giunge a conquistare la perfezione.

Una voce d’integrità

Due giovani vite legate, e le tenere rose, che acquattate dall’estate sanno che presto si dovrà affrontare un altro inverno.

“Ma finché non tramonta il sole, restiamo”

“Dammi la mano.”
Falling, fall: cadendo verso l’autunno…

L’aria nella terra

Respiro

Se dall’alto osserviamo una vallata, scopriremo che è piena d’aria… Immenso flusso che avvolge tutta la terra, fa frinire gli alberi e… Ha profumo.

Sulla cima delle vette sorgono i castelli, manieri, zone di protezione di una certa aria preziosa: chiunque vuole acquisire un valore deve avere la saggezza di produrlo.

Costruiremo castelli di libri, piegheremo l’aria con il legno per situarli nella posizione più alta. Lo spazio: fondamento dell’esserci.

Una parabola: un punto di luce cadente piega verso il basso come una canna ondeggiante al vento. Può una direzione spezzarsi? Può l’aria sprigionare la forza del terremoto? Come le candele volanti nel cielo, la loro aria calda è un altro tipo di aria, tocca quella alta, alpina, e si mescola con essa generando il battito del cuore dell’universo.

Due e il volo, …c’è sempre un medio, tendi la mano e avrai visto il tuo futuro.

Quando potrai ballare nell’atmosfera allora saprai domare anche i fulmini, la nostra vita è un valore che va mantenuto e guadagnato. Così gli uomini presero confidenza con il fuoco, la ruota… Le loro abilità trovarono il giusto responso nel respiro del mondo.

Un’altra alba doveva sorgere prima che si potesse vedere la bolla di sapone sciare dall’ugello e poi… … Volare