Tragedia da un sogno

Tra gli spettri della morte, e i vivi… Non resta altro che cenere. Un dolce inganno, un’umbratile dolore che si staglia inesorabilmente sull’immagine bloccata sullo sfondo di un cellulare, salvato dal crollo di ogni speranza. Il cantiere vuoto… Le macerie, vuote, e solo quel cellulare. Perché la morte concesse tanto solo per gioco? Non lo sappiamo, ma ascoltiamo la storia dei due amanti il cui legame non poteva esistere, eppure apparve, maledetto e soave. Come l’ultimo canto di un cigno.

-“Ti va se ci vediamo di tanto in tanto?”

Una domanda dolce, espressa con quei grandi occhi verdi — di un verde non puro e profondo, ma ancora più bello: sfumato e enigmatico, che si spaesa e finisce in un marrone avvolgente verso i lati… Come magma caldo e magnetico: appassionato — puntati nei suoi, le gote leggermente arrossate, e la bocca che, appena dopo la domanda, tremava. I suoi capelli erano così attraenti in quell’istante. Avrebbe voluto dirle immediatamente sì, ma non capiva ancora abbastanza quanta profonda fosse l’ammirazione, l’amore per quella ragazza.

-“Sì, certo! Nessun problema!”

Aveva risposto sciocco, davanti a quello sguardo emblematico, che richiedeva solo un bacio. La ragazza piena di gioia:

-“B-Bene! Ecco… Ci sentiamo allora, ricordati! Eh!”

Poi fuggiva via, leggera, sentendo già il profumo dell’amore, appena allontanato da quello della città, in cui correva danzando. Si chiedeva se mai avrebbe davvero stretto quel ragazzo, se mai avrebbero dormito insieme, uno accanto all’altra in un abbraccio tenero e caldo dei loro cuori. Quasi piangeva dalla gioia: apposta aveva fatto quel lungo viaggio, apposta per vederlo, per dirgli quello. Con il suo sguardo da giovane cerbiatta lo aveva incantato, uno sguardo dirompente per la sua apertura, la sua fortissima innocenza, che come un’onda calda emanava da quel viso. Un forte vento forse aveva colpito troppo forte il ragazzo, che, inconsapevole, non aveva saputo vederlo: non si crede mai, di primo acchitto quando si vede la bellezza eterna e perfetta di fronte a noi. E in quel viso, in quello sguardo, c’era tutta.

Alcuni messaggi, alcuni appuntamenti intercorsero alla loro tremenda separazione… Lei andava sempre a trovarlo, e si stendeva vicino a lui… nella sua stanza, mentre lui ancora non capiva, la stringeva forte, ma credeva ancora di aver tra le braccia un’amica… Fatalmente sarebbe stato meglio così.

-“Sai, questa notte ho fatto un sogno! Eravamo noi due, insime, a New York! E passeggiavamo così vicini, io stretta al tuo braccio tra quelle frecce enormi che indicano il cielo: i palazzi della città si aprivano solo per noi, e le stelle quasi piovevano giù, per rispondere alla chiamata di quei giganti!… Ma noi non saremmo mai caduti… Senti! Che ne diresti? Ti andrebbe un giorno di portarmici, sarebbe meraviglioso!”

-“Certo! Anche io amo quella città, e poi… Sento che questo calore mi piace. Sì, ti porterò a New York”

Le promesse tra innamorati! Quale dolce spettacolo al cuore, che si commuove, si innalza tanto in alto quanto vana può essere la loro dolcezza. Ma è bello così, si promette, si progetta, si tessono sogni comuni, che sembra non potranno mai tramontare senza una realizzazione almeno parziale, senza che almeno i due, stretti nell’alto intreccio delle loro anime, non abbiano guardato, dalle altezze dell’Empire State Building l’immensità dell’universo, abbracciati. Amanti.

Ancora più spesso si vedevano, e lei sempre più amabile lo avvolgeva tra le sue braccia, tra il suo profumo, la morbidezza dei suoi capelli arrossati e ancora, quel suo profumo, così solo suo. Anche lui la stringeva forte e iniziava a capire di amarla davvero. Presero un gelato insieme, e passeggiarono un po’ quel giorno. Andavano nel loro solito parco e si sedevano insieme. Dopo un po’di pensare comune, lei disse che era un po’ stanca, e andarono a casa sua.

Sdraiati sul suo letto, come sempre, si guardavano negli occhi, in silenzio. Gli capitava a volte… E l’aria era così leggermente tesa, che avremmo potuto sentire noi stessi il magnetismo che i loro occhi nutrivano, l’amore che si formava incandescente e sicuro: la speranza di vederlo finalmente fiorire. Anche per noi.

“-Sai, devo parlarti… Dopo tanto tempo insieme credo di… aver un… Senti: tra tutte le ragazze del mondo, io credo di non aver mai visto e provato nulla di più bello, di quello che sento per te, e sì, sei anche la più bella ragazza che io abbia mai… Amato … “Che ne diresti, se ci vedessimo” magari più spesso, insieme? Orami per me il tuo abbraccio, il tuo sguardo, è una droga, non posso farne a meno, e vorrei dire, insieme a te “per sempre”… Quando ci separiamo sento ancora il contatto, la stretta dei nostri abbracci e non voglio più dover, tornando a casa, di notte, con il canto degli uccelli e già il profumo del pane appena sfornato, pensare che avrei potuto darti un ultimo abbraccio o un ultimo bacio prima di partire, e così all’infinito, perché mai avrei voglia di lasciarti”

La ragazza a questo punto tenue, sfiorò la sua bocca con la sua… Si baciarono teneramente, in una dolce stretta, che noi spettatori non possiamo che sperare sia definitiva, chiusa per sempre in un cerchio, tanto è affascinante e dolce, fatalmente dolce.

Ma intanto la ragazza piangeva… Singhiozzava forte…

-“perché piangi? Cosa c’è che non va?”

Aveva chiesto piano, come se la parola, l’aria e lei fossero connessi da un unico liscissimo piano

-“Vorrei davvero tanto amarti e stare con te… Anzi, proprio per questo sono tornata. Ma non posso… c’è un problema… perché io… Io sono morta.”

Scoppiò ancora più in lacrime stringendo il suo amante e cercando di trattenerlo più che poteva. Era più fredda già, orami… E, preso per mano il ragazzo, lo portò per la città. Era notte è un gelido vento soffiava lieve. Raggiunsero un cantiere, alcuni lavoratori affaccendati, con il loro via vai facevano appena da contorno. Anche la polizia c’era, e la luce della sirena serpeggiava sui loro volti.

-“Cosa… Perché siamo qui? Non posso crederci, insomma, io… Ti stringevo no? Tu eri così dolce, così… Calda… No, aspetta”

-“Vieni con me, guarda qui”

Con le lacrime agli occhi come pioggia gelida, quasi grandine glaciale, la ragazza lo condusse accanto alla zona in cui c’era stato un crollo. A terra, vicino alle macerie, l’unica cosa che restava, con il vetro leggermente incrinato, era un telefono cellulare. Lui lo prese. Pigiò un pulsante e lo schermo, debolmente si illuminò. Lo sfondo era una foto di loro due, abbracciati insieme sul suo letto, come amavano fare spesso… Con quella crepa ed i colori impolverati… Perché?

Gli addetti e la polizia lo fecero sgomberare. Nascose gelosamente il suo reperto e si accorse amaramente che la ragazza era sparita… Ma lo sapeva già in fondo. Quando aveva visto il telefono tutto si era come immobilizzato. Aveva sentito un soffio e nell’attraversare lo spazio che lo separava da quella orribile riesumazione, il silenzio più totale lo aveva avvolto. In un puro attraversamento di spazio lo aveva raccolto, e poi, gelido aveva scoperto l’immagine. Tornò a casa solo quella notte, stravolto. Lei era tornata apposta dal regno dei morti per farsi amare, per dichiararsi a lui e stringerlo nell’attimo più alto e commuovente di ogni storia d’amore.

La morte… L’aveva sentita, e forse anche vista mentre se la riportava via, concluso il patto.

Si accoccolò sul suo letto, stringendo il cuscino, agghiacciato dalla crudeltà di quel destino che lo aveva giocato… Perché la morte aveva fatto tutto questo? Nessuna riposta… Solo freddo e silenzio.

Il peggio era che sentiva che mai, mai nessun’altra ragazza avrebbe amato come lei, e mai, mai nessun’altra avrebbe stretto in quel modo, nessun’altra storia d’amore possibile. La sterilità di un cuore causata da un folle desiderio e dal perturbante ghigno che dà l’assenso della morte, il suo assenso alla tragedia.

Non c’è altro che il vuoto in questa storia. Lui aveva il suo telefono, con quell’immagine fissa sullo schermo ormai inutile… Spesso la osservava, poi sempre meno… Ma la sua testa era come quello schermo: bloccata su di lei.

La sua vita finirà in un manicomio… Mentre carezzava il vuoto, la forma di lei… Chissà se la vedeva ancora?
Ieri notte, 4:45… Un sogno così dolcemente amaro… Spero presto di aver tempo per costruire un testo adattabile a spettacolo…

7 comments

  1. beebeep74 · Maggio 30, 2016

    uauuu … complimenti!

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  2. Donato Capozzi · Maggio 30, 2016

    Una storia triste, ma anche molto bella.

    Piace a 1 persona

    • ACWRyan · Maggio 30, 2016

      Credo che la drammaticità che la anima le dia proprio quel particolare tipo di bellezza… Una bellezza molto simile a quella della nostra esistenza.
      Tutta animata dalla tensione alla catarsi…
      Come uno scoglio posto alle tremende onde del mare, che eroico si staglia, e lasciando il suo segno pian piano si corrode

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      • Donato Capozzi · Maggio 30, 2016

        Rileggendola di nuovo sembra quasi di intravedere il frutto di un’immaginazione che si lascia sedurre dalla paura e dalla tensione.. Come un sogno ad occhi aperti che lentamente si fa trasportare nei meandri della psiche, dove il protagonista felice e innamorato è costretto ad affrontare il suo lato oscuro, con le sue ansie che finiscono per degenerare.. Questa è l’interpretazione che ho dato al tuo scritto.

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        • ACWRyan · Maggio 30, 2016

          Questo è effettivamente un mio sogno, e ci sono molti particolari che rimandano ad un’esperienza che ho vissuto davvero… Può darsi che siano riemerse certe ansie, certe follie che nel profondo animavano quel momento felice e poi tragico. Per quanto l’ho vissuto io però, non è stato brutto o pauroso, anzi, l’ho trovato per la sua drammaticità immensamente bello… Poi certo ho ricamato alcune parti, le ho ricomposte come dovevano apparire nella nitidezza del sonno, mentre il risveglio le aveva sbiadite… Ma quel tragico mi trasmette come un sentimento eroico, forse, intendo dire: il desiderio di una bella morte, una morte in cui la vita si dà per qualcosa di meraviglioso e superiore, come quell’amore… Un fiammifero può esser l’uomo, o un fuoco che non sprizza, ma brucia lento e si consuma senza gioia… Ma per questo forse val la pena di “giocare con la morte”… Anche se in questo gioco perverso potremmo trascinare con noi chi meno vorremmo… Ma non io torno dal regno dei morti… Allora sono il folle… Colui che deve affrontare la prova, colui che non si rende conto di ciò che ha tra le mani, fino a che non è troppo tardi… Ma il tardi non c’è un effetto in questa certa condanna…
          Lavorerò ancora su questa storia, perché il sentimento da inseguire ormai è tracciato, ed è uno speciale, che non si può confondere: il desiderio del grave contrasto tra dolcezza e fine: la sintesi di ogni esperienza umana.
          Grazie per le tue parole, sono accorte e mi hanno aiutato a riformulare certe domande

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