Il viaggio in noi

Partire… Stare. Tutto il fascino dell’America in quella persona.Si può stare a lungo in un posto, senza mai viverci veramente, solo il viaggio sembra nostro: il panorama che muta, fino a specchiarsi con i luoghi che la nostra anima riconosce. Così ogni viaggio lascio in noi un pezzetto di meta: ecco, quella montagna! Siamo quasi a Montecarlo, oppure, la rotonda da cui, inequivocabilmente, si vede per la prima volta il mare, scendendo sulla costa adriatica… Campi, oceani, isole… Perché restare? Noi non stiamo mai in un posto, piuttosto viviamo nel trascorrere del percorso e la nostalgia di casa è nostalgia di vedere paesaggi a noi cari, oppure oggetti che ci sono soliti, che ci accompagnano ogni giorno. Anche quel monumento che ogni mattina ci saluta per andare all’università, il tavolo in soggiorno, con quel segno in cui così bene si appoggia la gamba che cerca riposo…
Le persone… Le persone mutano, scorrono come il panorama, a volte costeggiamo l’oceano per kilometri, a volte per pochi metri, prima di sparire tra le montagne. Perciò sono solito dire che non c’è una casa, siamo noi la nostra casa, e noi decidiamo dove dimorare. Ma in primis dimoreremo sempre nel nostro carattere, come sembra dire Eraclito nel suo frammento.
 Ήθος άνθρωποι δαίμων 
Dunque, il partire. Per dove? Per un luogo che ci fa brillare gli occhi, per quella chiesa di Balbec, per Parma… Forse Venezia. Luoghi in cui ci si perde volentieri, peoprio per non restar delusi nelle aspettative. E New York, quante promesse, quasi tante quante Atene. Il linguaggio verrà… Ma prima occorre aver visto il proprio fare: senza un fine non si va da nessuna parte, fosse anche quello di svagarsi, o piuttosto, quello di passare di là, quello di vedere luoghi che resteranno in noi, quello di poter dire, un giorno, camminando sulla riva dell’Hudston: “Da questa parte si va nel luogo in cui per la prima volta la vidi”
Per vivere, si deve prima imparare a viver bene, altrimenti ogni mezzo sarebbe inutile. E per viver bene, importante è capire la natura dell’uomo… Per fare ciò si deve raccontare e vedere, ascoltare e passare. Tutti noi passiamo, ma i luoghi che resteranno in noi, le persone che saluteremo, con cui viaggeremo, e a cui daremo una mano possiamo sceglierle.
Πάντα ρεί …. Tutto scorre

6 comments

  1. Paolo · agosto 15, 2016

    Il viaggio è il pensiero che fluisce. Mi capita spesso di notare come il movimento, il veder scorrere il paesaggio e mutare, ma anche il soffermarmi su un dettaglio, il muro diroccato di una casa infestato, divorato dalla vegetazione, uno scorcio mai notato o sempre uguale… non sia altro che lo specchio e l’invito allo scorrere del pensiero, del ricordo. Posso chiudermi in un muto dialogo con me stesso per ore. Senza noia, senza nemmeno accorgermene. Così anche camminando. Il viaggio, l’essere in movimento è il nostro stato naturale. Il riflesso dell’anima. “Panta rei”, assolutamente (invidio il tuo greco). In noi e fuori di noi.

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    • ACWRyan · agosto 15, 2016

      Grazie per il tuo commento Paolo, hai proprio ragione! Un dialogo illimitato con noi stessi, che si muove con noi… I dettagli poi sono la cosa migliore e la vera arte sta nel vederli, e nel riuscire a viverli.
      Per il greco sono lusingato heheh, non sono ad un livello altissimo, ma mi interessa molto imparare e usare questa lingua, anche per leggere i testi in lingua originale. Inoltre è davvero una lingua unica, sempre interessante e divertente da indagare 🙂

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      • Paolo · agosto 15, 2016

        Hai perfettamente ragione. Io studiai solo il latino. Ma ho sempre invidiato la conoscenza del greco. Trovo che “indagare” e ripercorrere filologicamente l’evoluzione di una lingua, fino alle origini del significato sia estremamente affascinante. Ovviamente, c’è ampio spazio e libertà per l’interpretazione. Ma mi colpisce anche il concetto stesso di radice o tradizione storico-culturale insito e preservato (come un fossile) nella parola tramandata nei secoli.

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        • ACWRyan · agosto 15, 2016

          Già! Studiare le etimologie ad esempio è proprio come scoprire una tomba egizia e interpretare la cultura che la anima!
          Il latino non l’ho mai studiato, però dovrei bagnarmi un po’ pure in quello…
          Abbi una buona serata Paolo!

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  2. beebeep74 · agosto 15, 2016

    il “viaggio” più bello che io abbia mai fatto è stato salire una montagna fuori dalla porta a di casa per 25 volte in un mese. sempre stesso sentiero sia a salire che scendere. di notte e di giorno, quasi sempre con la pioggia.

    dopo 10-12 volte ho iniziato a “vedere” cose bellissime che mi erano sempre sfuggite.

    io e quella montagna eravamo diventati una cosa unica. ci “parlavamo” … ed é stato meraviglioso

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    • ACWRyan · agosto 15, 2016

      Questo che dici è davvero affascinante! Anche io facevo spesso una passeggiata nei campi vicino a casa mia… E ogni giorno vedevo aula cosa di nuovo, insieme al “solito” ma eppure, c’era sempre stato… È proprio come se il percorso pian piano crescesse con la consapevolezza di sé e di ciò che ci circonda nella sua autenticità 🙂
      Poi credo che la pioggia, come ulteriore flusso aiuti molto a pensare e a fondersi con il paesaggio…
      Dovrò riprovare pure io questa esperienza… I viaggi in treno non bastano purtroppo, anche se, lungo il tragitto, iniziò ad attendere con piacere certi fiumi e laghi che attraversiamo!

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